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Economia e Finanza

CASO MPS/ 2. Uno scandalo che rovina i "piani" di Monti, Grilli e Moavero

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Ora il “caso Monte dei Paschi” mostra ai nostri interlocutori parte del sistema bancario come padri di famiglia in grisaglia ma grandi frequentatori di case di tolleranza. Svela legami non tanto occulti con un partito politico, prestiti elevatissimi (e privi di garanzie reali) a congiunti e parenti stretti degli amministratori, un uso di “derivati” da campagnoli poco astuti che si recano per la prima volta in città, un meccanismo di governance da fiaschetteria, un sistema di vigilanza e di controlli a cui è facile occultare documenti essenziali e prendere per il naso autorità i cui componenti sono tra i più retribuiti al mondo. Insomma, un quadro a metà strada tra Pirandello e Totò.

Inoltre, fa sorgere il dubbio che molti istituiti sono recalcitranti a finanziare imprese e famiglie perché i prestiti Bei vengono probabilmente utilizzati in portafogli apparentemente immacolati ma con titoli tossici di cui nessuno conosce l’entità. In questo quadro, i nostri interlocutori, europei e anche internazionali, si chiedono, giustamente, se siamo affidabili, se è possibile andare a braccetto con noi verso la banking union.

Che fare? Per contenere il danno, a mio avviso, si dovrebbe: a) nazionalizzare il Monte per porlo sul mercato (per rami d’impresa) man mano che i singoli rami sono risanati; b) iniziare “azioni di responsabilità” nei confronti degli amministratori e dei dirigenti; c) dare un nuovo statuto alla “new bank” tale da rendere difficile, ove non impossibile, che un partito politico la utilizzi come suo strumento; d) riesaminare il sistema di controlli e vigilanza. Non è tempo né di piagnistei né di pannicelli caldi.

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