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SPILLO/ Mps e il "Btp day" di Caltagirone

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In quelle stesse settimane, quel quotidiano applaudì anche la Bce, che dall’estate 2011 aveva comprato Btp sul mercato per arginare l’esplosione dello spread italiano. Fu Draghi da Francoforte, all’inizio del 2012, a concedere liquidità “a rubinetto” alle banche italiane perché si accollassero loro pacchi di Btp divenuti ad alto rischio, ma anche ad alto rendimento. L’effetto - in chiaroscuro - lo si è già visto nei conti intermedi di tutte le banche italiane nel 2012: investimenti a rischio supplementare in titoli governativi italiani a fronte dei debito contratto a tasso zero nelle aste Ltro; e un po’di metadone ai profitti, giustificato però anche dalle ingiuste penalizzazioni subite dal sistema bancario italiano nelle selvagge battaglie regolatorie.

Tutto questo - il vero intreccio fra “politica e banca” sui cosiddetti mercati, non quello contradaiolo della Toscana meridionale - meriterebbe più di una riflessione: bastano le comunicazioni ufficiali del mercato, non occorrono intercettazioni telefoniche “a orologeria” o verbali di consiglio usati come pericolosa foglia di fico. 



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