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FINANZA/ Gli Usa preparano un altro "shock" alla Lehman Brothers

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Lo stesso Mario Draghi ha parlato chiaro e tondo di un trend pericoloso che sta diventando diffusissimo, mentre a Wall Street si parla chiaramente di scelta dell’obbligazionario come riflesso condizionato per la paura del market crash occorso nel 2008, trasformando i bonds in investimenti sicuri per preservare ricchezza, al netto di un pericolo inflattivo praticamente inesistente per almeno quattro anni. I fondi pensione, soprattutto, hanno fatto indigestione di bonds, con i rischi che questo comincia a comportare per decine di milioni di lavoratori e pensionati. Insomma, qualcuno più cauto di altri comincia magari non a uscire tout-court dal mercato ma a scegliere scadenze più brevi, visto che la discesa dei tassi ha toccato il punto massimo e ora può soltanto risalire, agendo su prezzi e rendimenti.

Resta però il solito, grande dubbio: sta davvero ripartendo la crescita, ancorché flebile, oppure l’ultima iniezione di liquidità delle banche centrali sta sì spingendo i mercati al rialzo, ma non creando trazione reale per un nuovo ciclo economico? Come la pensi io, è cosa nota. Resta sempre la grande divaricazione, ovvero il fatto che difficilmente si può parlare di crescita quando l’economia reale resta sempre qualche passo indietro rispetto ai mercati finanziari: oggi come oggi, quei passi sono chilometri. E se davvero la bolla obbligazionaria dovesse esplodere, addio aspettative per tutto il 2013 e almeno metà del 2014: ecco il perché di quel minaccioso “o la va o la spacca” di Christine Lagarde a Davos.

Se tutti gli indicatori del rischio parlano di picchi sul mercato, pari ai massimi del 2007, significa che una qualsivoglia correzione andrà a toccare una massa tale di carta sparsa per il mondo da creare i presupposti di uno shock sistemico in puro stile Lehman Brothers. A quel punto, sarà davvero dura, se non impossibile, governare un regime simile in maniera ordinata. E se scatta la grande fuga o, peggio, la sell-off, non sarà solo il mondo corporate o dei mutui immobiliari a pagare il conto - ovvero le istituzioni finanziarie pure - ma anche i debiti sovrani, soprattutto quelli periferici europei.

La Spagna sarà in prima linea, poi, visto che alle sofferenze bancarie, già oggi sopra l’11% del totale, da ieri va a sommarsi il risultato pressoché zero alla voce nuovi mutui immobiliari concessi (si veda in proposito il grafico più in basso): quindi, la tempesta perfetta, troppe case in giro, zero mutui per comprarle, prezzi che crolleranno ancora e banche che dovranno prima o poi fare i conti con quella diminuzione folle di valore e contemporaneamente con il numero di crediti ormai inesigibili, persi per sempre.

Dobbiamo prepararci a fare ancora i conti con lo spread, come nel 2011? I rischi ci sono tutti e quando si arriverà al redde rationem, non sarà guerra di retroguardia. Sarà mors tua, vita mea.

 



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