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CASO MPS/ Bertone: Governo e banche, ecco la lista dei nuovi "buchi"

Pubblicazione:mercoledì 30 gennaio 2013

Vittorio Grilli (Infophoto) Vittorio Grilli (Infophoto)

In un momento come questo “è indispensabile non insinuare dubbi sulla solidità del nostro sistema”, ha  detto il ministro dell'Economia Vittorio Grilli riferendo dinanzi alle commissioni Finanze di Camera e Senato sulla situazione del gruppo Monte dei Paschi di Siena. “Senza voler minimizzare atti di gestioni improprie e illeciti fatti in passato dal management di Mps”, ha voluto sottolineare Grilli, i 3,9 miliardi di Monti bond che il governo ha liberato per l'istituto senese non si configurano come un salvataggio di una banca in default, ma come “un rafforzamento di capitale secondo gli standard innalzati in sede Eba”. «Grilli ha ragione riguardo il significato dell’intervento statale - spiega a IlSussidiario.net il giornalista economico Ugo Bertone - perché ormai sembra che Mps sia “in bonis”, che i Monti bond verranno restituiti e che quindi la situazione sia sotto controllo ormai da tempo, visto che non è emerso alcun buco ulteriore rispetto a quello di cui già si era a conoscenza. Però, d’altro canto, credo sia naturale nutrire una certa perplessità».

 

Come mai?

Perché in questo momento la banca toscana vale senz’altro meno del potenziale apporto in arrivo dai Monti bond, quindi è difficile stabilire chi sia attualmente l’effettivo proprietario del Monte dei Paschi. In questa situazione di incertezza, come è stato sostenuto da più parti, non sarebbe sbagliato procedere a una soluzione di stampo americano o inglese.

 

Facendo cosa?

Invece che mettere i soldi sottoforma di bond, caricando il conto economico della banca di interessi che difficilmente riuscirà a ripagare, lo Stato dovrebbe comprare temporaneamente la banca per poi rivenderla al momento opportuno, esattamente come avvenuto con le banche americane dopo il 2009. In Italia è stato deciso di fare una scelta che, più o meno, porterà alla stessa soluzione, ma con un percorso più tortuoso.

 

Crede quindi che la nazionalizzazione rappresenti al momento la strada migliore da percorrere?

Poteva essere la via maestra, anche se in realtà è difficile immaginare una soluzione di questo tipo in Italia. Il nostro è un Paese molto sensibile su questo terreno e la parola “nazionalizzazione” per certi versi preoccupa, come anche il fatto di agire in questo modo nei confronti di una banca con radici tanto solide. Potrebbe essere considerato uno shock.

 

Grilli ha poi detto che per Mps l’azione di vigilanza di Bankitalia è stata “continua, attenta, appropriata e si è intensificata nel tempo” a partire dal 2010. Cosa ne pensa?

E’ difficile stabilire se in casi come questi dobbiamo affidarci alla vigilanza oppure, se non di più, a un comune buon senso. A mio modo di vedere vi è stato un pressing da parte di Draghi a partire da un certo momento, rivelatosi poi certamente fruttuoso, visto che si è arrivati alla sostituzione dei vertici stessi. Bisogna però dire che, obiettivamente, la sensazione di sconfitta è molto forte.

 

Perché?


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