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FINANZA/ Berlusconi e il "fuoco amico" dell’Ue

Il commissario europeo Olli Rehn Il commissario europeo Olli Rehn

L’Europa non era riuscita a gestire la fiducia sui debiti sovrani con tempestività e capacità, e quindi era calata una cappa di pessimismo sul futuro dell’euro. Non c’era stata la capacità di governare bene la crisi della Grecia e dei debiti sovrani, che si stava allargando come un contagio. L’Italia, che pure aveva dei fondamentali non disprezzabili, perché comunque il nostro deficit era tra i più bassi e stava per ritornare un avanzo primario, in ogni caso aveva un debito pubblico molto elevato che la metteva potenzialmente nel mirino dei mercati.

 

Il debito pubblico però è elevato da diversi decenni. Che cosa si è determinato di nuovo?

In quel momento nel governo sono sorti dei dissidi tra la visione strategica del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e quella del premier Berlusconi e di altri ministri. C’è stata poi la necessità di introdurre misure che nell’estate sono state ritoccate più e più volte, dando l’impressione ai mercati e alle istituzioni che il Paese non fosse governato in maniera chiara. Le manovre erano modificate di continuo, e per di più è giunta una lettera con cui la Bce forniva all’Italia delle indicazioni puntuali per fare fronte all’emergenza, cui difficilmente si poteva dare una risposta in quel momento, vista la confusione che si era creata. Tanto è vero che lo spread è iniziato a decollare, e l’Italia è arrivata al summit di Cannes addirittura con i risolini della Merkel e Sarkozy. Che ci sia stata effettivamente una defiance in termini di credibilità del Paese è indubbio, perché i fatti sono lì a dimostrarlo.

 

(Pietro Vernizzi)

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