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CASO MPS/ Chi è Antonio Patuelli, il banchiere che sostituisce Mussari alla presidenza dell’Abi. Scheda

Nel suo curriculum, ci sono in carichi di tutto rispetto, sia sul fronte bancario che su quello politico. Nato a Bologna nel 1951, è presidente della Cassa di Risparmio di Ravenna

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Dopo che Giuseppe Mussari si è dimesso dalla presidenza dell’Abi, in seguito al terremoto che ha travolto il Monte dei Paschi di Siena, di cui è stato presidente ai tempi in cui sono avvenuti i fatti che hanno prodotto la catastrofe finanziaria, si è reso necessario procedere con un avvicendamento. In tempo, tutto sommato, record il Comitato esecutivo dell’Associazione bancaria italiana ha eletto, per acclamazione, Antonio Patuelli nuovo presidente. Nel suo curriculum, ci sono in carichi di tutto rispetto, sia sul fronte bancario che su quello politico. Nato a Bologna il 10 Febbraio 1951, laureatosi in giurisprudenza, Patuelli è, tanto per cominciare, Presidente della Cassa di Risparmio di Ravenna Spa nonché vicepresidente dell’Acri (Associazioni di Fondazioni e di Casse di Risparmio), di cui presiede, in particolare, il settore bancario. E’, inoltre, membro del Consiglio e del Comitato Esecutivo dell'ABI dal 1998; dell’associazione di cui è stato appena nominato al vertice, è stato anche, nei bienni 2002-2004 e 2006-2008 vicepresidente, e presidente vicario nel biennio 2010-2012. Cavaliere del Lavoro, è stato eletto, tra le fila del Partito liberale, due volte alla Camera e una al Senato. Oltre a far parte della commissioni Tesoro e Bilancio, Agricoltura, della Bicamerale per le Riforme Istituzionali, ove ha presieduto il Comitato per le garanzie costituzionali, è stato sottosegretario alla Difesa durante il governo Ciampi. Fa parte, attualmente, dell'Accademia Nazionale di Agricoltura, è presidente dell'Accademia degli Incamminati e consigliere dell'Accademia dei Georgofili. Firma editoriali per il Resto del Carlino, La Nazione, il Giorno. Non a caso, ama definirsi agricoltore, giornalista e banchiere. Non appena eletto, ci ha tenuto a ribadire la necessità di rendere il sistema bancario autonomo: «Crediamo e operiamo per banche assolutamente indipendenti, distanti e distinte dalla politica e da ogni rischio di interferenze e di interessi in conflitto. Crediamo e operiamo per “banche senza aggettivi”, come insegna Luigi Einaudi, tutte in concorrenza fra loro», ha dichiarato.