BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Il filo che unisce Mps, Cipro e Irlanda

Pubblicazione:giovedì 31 gennaio 2013

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Draghi sa che portare Cipro sull’orlo di un default disordinato, con possibile uscita dall’eurozona, potrebbe innescare di nuovo dinamiche di rischio per la periferia dell’eurozona, Grecia in testa, ma anche Irlanda, cui proprio la Bce ha da poco negato un ammorbidimento sul costo del salvataggio da 30 miliardi di euro di Anglo Irish Bank. Ma il governatore ha un alleato in meno: Jean Claude Juncker non è infatti più a capo dell’Eurogruppo, sostituito dal ministro delle Finanze olandese, Jeroen Dijsselbloem, il quale alla prima uscita ha bellamente ignorato la questione in agenda.

Accanto a Draghi resta Olli Rehn, Commissario Ue per gli affari economici e monetari, e lo zar dei salvataggi Ue, Klaus Regling: un triumvirato che deve scontrarsi contro la volontà di Merkel e Schauble di giungere alle elezioni di settembre senza un ulteriore esborso di denaro, già diventato cavallo di battaglia dell’opposizione socialdemocratica.

L’argomento di Draghi nel suo colloquio con Schauble è stato chiaro: le due più grandi banche cipriote hanno importanti bracci operativi in Grecia e se i depositi di questi non fossero considerati al sicuro, i correntisti ellenici rischierebbero di ripiombare nell’incertezza, trascinando in quel sentiment l’intero Paese, tutt’altro che al riparo nonostante i salvataggi e lo swap. Insomma, se scoppia Cipro si potrebbe annullare in pochi attimi il lavoro di mesi e vedere rischizzare all’insù quel 17,5% dell’Euro Breakup Index che tanto inorgoglisce Draghi. E che forse spiega anche l’immobilismo del nostro spread, nonostante la vicenda Mps getti ombre sul sistema bancario. Anche perché, lo ripeto fino allo sfinimento, vostro e mio, nessun fondamentale giustifica uno spread così basso, soprattutto se paragonato a quello che portò alle dimissioni di Silvio Berlusconi e all’arrivo di Mario Monti, stante non brillanti ma sicuramente migliori condizioni macro della nostra economia.

Guardate il grafico più in basso: rappresenta una sorta di classifica delle nazioni più “miserabili”, basato sulla misura convenzionale del cosiddetto “Misery Index”, che mixa tasso di disoccupazione e inflazione. Ebbene, la Spagna - il cui spread è fermo, è sceso di 250 punti base da luglio e i cui titoli vengono collocati con grande domanda e rendimenti in calo - raggiunge il 30%, peggio di Sud Africa, Grecia, Venezuela, Argentina ed Egitto! E Madrid ringrazi il cielo che il “Misery Index” non ha un calcolo a parte per il tasso di disoccupazione under-25! Va beh, a luglio entrerà nell’Ue la Croazia, la quale già sconta un tasso di partecipazione al mondo del lavoro del 50% e avrà, stando a proiezioni, una ratio debito/Pil del 63,6% nel 2017 dal 29,3% nel 2008, quando la crescita stagnava ovunque. Pochi mesi e toccherà a Zagabria la palma di miserabile! Ma cari lettori, c’è davvero poco da ridere.

 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >