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FINANZA/ La "medicina" che fa bene alla Merkel (e all’Italia)

Per mantenere il proprio sistema di welfare, l’Europa dovrà darsi molto da fare e tornare a crescere, come ha sottolineato Angela Merkel. Ma come fare? Il commento di MAURO ARTIBANI

Angela Merkel (InfoPhoto) Angela Merkel (InfoPhoto)

L’Europa dovrà lavorare “molto duramente” per mantenere il suo generoso sistema di welfare e rimanere competitiva. Lo dice il cancelliere tedesco Angela Merkel in una intervista al Financial Times: “Se l’Europa oggi rappresenta il 7% della popolazione mondiale e il 25% del Pil, ma deve finanziare il 50% della spesa sociale globale, è ovvio che c’è molto lavoro da fare per mantenere tale prosperità e il suo stile di vita”.

Già, toccherà lavorare duramente, e qua iniziano i garbugli: la spesa pubblica deve surrogare una spesa privata insufficiente per mantenere quella prosperità, dicono i keynesiani dello Stato crasso e grosso; macché, tocca alla spesa privata surrogare una spesa pubblica altrimenti ipertrofica, ribattono i liberisti dello Stato smilzo. Et voilà, gli economisti della reflazione: col sostenere i consumi gli uni, la produzione gli altri, tentano di attrezzare stampelle per la crescita. Fanno pressappoco cosi: i secondi, duri e puri, al grido di produttività e competitività mettono al centro il lavoro, tutt’intenti a ridurne quantità e costo. Toh, il modo per rendere le risorse di reddito insufficienti ad acquistare quanto le imprese, all’uopo attrezzate, avranno copiosamente prodotto. I primi, bastian contrari, ribattono: altro che ridotte, le quantità di quel lavoro vanno aumentate per guadagnare e poi spendere; costi quel che costi, portano al mercato merci fuori mercato. Per riffe o per raffe, insomma, troppa offerta, poca domanda, crescita insufficiente e la prosperità, bah...

Da cotanto cimento dottrinario non sembra cavarsi un ragno dal buco. E che dire se, per migliorare l’impiego delle risorse produttive di sistema, il da farsi venisse ancorato al meccanismo di trasmissione del tornaconto economico; quello che va dalla produzione al consumo privato, attraverso l’erogazione di un compenso che remuneri quell’indifferibile esercizio di acquisto che rende prospera la consumazione? Già, il ricostituente d.o.c. per dare spinta alla domanda aggregata.

Proprio quello che fa ri-produrre, creando pure lavoro e occupazione. Che non aggrava il fardello del debito per le famiglie. Che innesca pure quelle rimesse fiscali, buone per la spesa pubblica, acciocché lo Stato sbrighi il ruolo che gli tocca, senza rischiare il default.