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Economia e Finanza

SPILLO/ Barcellona: qualcuno ci vuole tutti "esodati"

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Si è cercato di introdurre così un criterio di “stabilità” e rigidità nella contabilità nazionale mentre all’esterno imperversa l’instabilità del gioco d’azzardo. Come sottolinea Luciano Gallino, infatti, sulla scena mondiale 60 trilioni di dollari gestiti dagli investitori istituzionali si muovono nel mondo alla ricerca affannosa di rendimenti sempre crescenti. 

A sviluppare questa logica dell’azzardo concorre in modo rilevante la rivoluzione informatica e la costituzione delle reti. La ricerca di maggiori rendimenti richiede infatti una grande mobilità del capitale finanziario. Gallino ha descritto in modo puntuale questa situazione della flessibilità illimitata del capitale finanziario. Nel contesto attuale, un gestore di fondi deve essere in grado di spostare milioni di dollari non appena sullo schermo del suo computer appare la possibilità di realizzare un immediato guadagno trasferendo capitale da un impiego a un altro: “un simile scambio si può fare ormai in pochi secondi”, anzi in millesimi di secondo se il computer è in grado di valutare automaticamente una nuova opportunità di guadagno. Come è noto, infatti, le transizioni finanziarie oggi sono quasi totalmente automatizzate, di conseguenza, osserva ancora Gallino, l’enorme flessibilità del capitale che gira per le piazza finanziarie del mondo “ha trascinato con sé la necessità di imporre anche alla forza lavoro la massima flessibilità”. Il lavoro ha perso ogni significato e viene considerato ormai soltanto una voce di costi. La forza lavoro legata a produzione di beni o servizi che non offrono un rendimento adeguato ai fiumi di capitale sociale che circolano per il mondo viene abbandonata, sostituita, tagliata, ridotta. 

La stabilità dunque di cui si parla a livello nazionale e comunitario dovrebbe consentire un rapporto di stretta correlazione tra la misura del debito e la crescita del Pil. Poiché, come è dimostrato da questi anni, la crescita del Pil è diventata sempre più improbabile, la stabilità viene perseguita sostanzialmente attraverso politiche di “austerità” che vanno dall’inasprimento fiscale sui redditi comunque legati al lavoro ai tagli contestuali della spesa sociale con lo smantellamento progressivo dello Stato sociale costruito nel secolo scorso. L’estrema flessibilità del lavoro, imposta dalla mobilità del capitale finanziario, determina così paura e incertezza, mentre si vuole rassicurare l’intera popolazione con la promessa che dopo l’austerità potrà ripartire una nuova economia produttiva. Come tutti hanno potuto costatare, non si riesce ad andare oltre la politica di austerità che anzi ha tendenzialmente esposto i paesi più deboli ai rischi di una vera e propria recessione senza una via d’uscita. 

La stabilità nazionale, perseguita attraverso l’austerità, è servita solo a scaricare sul debito pubblico nazionale le continue difficoltà del sistema bancario, trasformando in pubblico un debito che è stato contratto da un soggetto privato e scaricando così sulla maggioranza dei cittadini i rischi eccessivi di istituzioni finanziarie nazionali che hanno partecipato allegramente al gioco d’azzardo. Paradossalmente, il perseguimento della stabilità attraverso l’austerità sul terreno della contabilità nazionale ha provocato un continuo stato di “emergenza” che concettualmente e praticamente contrasta con l’idea di stabilità economica. Tutte le politiche economiche adottate in questi ultimi anni in Europa e in Italia, sono state motivate dall’“emergenza” come continuo pericolo di un vero e proprio crollo dell’economia nazionale. 

 


COMMENTI
06/01/2013 - esodati (delfini paolo)

Grazie di cuore per l'articolo al Professor Barcellona, una delle poche voci autorevoli fuori dal coro.

 
06/01/2013 - 10 e lode (Diego Perna)

Un articolo da 10 e lode, chiaro ed eloquente. Descrive benissimo quello che sta succedendo e come funziona l' economia. Tutti dovrebbero leggerlo, andrebbe spiegato nei licei , ma anche agli insegnanti. Va detto alla gente che quanto accade non é causa del fato né il destino lo vuole, ma gli agenti del mondo finanziario così ben descritto da Barcellona. E soprattutto , dimenticavo, dovrebbero leggerlo chi ha ancora il dubbio se votare Monti, uno che è cresciuto in seno al mondo finanziario e li è stato educato. Buona serata e Buona Epifania