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SPILLO/ Barcellona: qualcuno ci vuole tutti "esodati"

Pubblicazione:domenica 6 gennaio 2013

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L’emergenza, come stato di eccezione permanente, invoca misure di intervento che trovano nell’eccezionalità della situazione la loro unica legittimazione. Lo stato di emergenza − come lo stato di eccezione − tendenzialmente sospende la democrazia e la coerenza formale dell’ordinamento giuridico. Il decisore che si trova ad assumere il ruolo di governo, per fronteggiare lo stato di eccezione deve essere sottratto ai limiti e ai vincoli delle procedure legali, svuotando di significato il ruolo dei Parlamenti e delle stesse istituzioni rappresentative. Eppure lo stato d’emergenza viene chiamato in causa come giustificazione delle misure di politiche economiche che dovrebbero realizzare la stabilità e una correlazione accettabile tra Pil e debito pubblico. 

È paradossale che lo stato di eccezione venga invocato per imporre una stabilità “convenzionale” che in realtà trova la sua base teorica soltanto in una serie di assunti indimostrabili trasformati in un modello economico di calcolo del rapporto “ideale” tra una nozione astratta come quella di Pil e una nozione altrettanto astratta come quella di debito pubblico. Non c’è alcuna possibilità di analizzare i modi e le forma in cui viene prodotto il Pil né quale sia la composizione e la ragione del debito. Non ci vuole molto infatti a distinguere debiti contratti per attuare sprechi e distruzione di ricchezza e debiti contratti per finanziare la spesa sociale come la scuola e la sanità. 

Resta il fatto che fino ad ora l’imposizione autoritativa del pareggio di bilancio e del patto di stabilità hanno prodotto principalmente disoccupazione, recessione e stagnazione. Ciò che il patto di stabilità implica in realtà è una politica di austerità a senso unico che tende a produrre conseguenze sociali disastrose con crescita della disoccupazione e drastica riduzione dei consumi. Una politica di austerità associata al patto di stabilità non può non implicare una “meccanica” riproduzione delle diseguaglianze sociali e il declino di ogni vera innovazione produttiva. La tanto declamata innovazione è praticamente irrealizzabile all’interno di un modello di austerità in cui non si entra nel merito della spesa pubblica e si sottraggono invece continuamente risorse alla ricerca scientifica e alla qualità della vita creando demotivazione in tutte le fasce giovanili della società.

Mentre il patto di stabilità evoca una sorta di gabbia rispetto a ogni dinamica socio-economica effettiva, il cambiamento per esser tale implica necessariamente una discontinuità con le politiche precedenti. Stabilità, emergenza e innovazione non rappresentano alcuna sintesi nel proporre una visione della vita collettiva ma un insieme contraddittorio che impedisce ogni seria diagnosi della realtà. La coppia stabilità-austerità non traduce nel nuovo linguaggio economico i dati reali del disastro di migliaia e migliaia di piccole e medie imprese né tanto meno lascia intendere come il mercato del lavoro sia diventato una vera e propria terra di nessuno dove vagano centinaia di migliaia di uomini e donne alla ricerca persino dei mezzi di sostentamento. 

 


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COMMENTI
06/01/2013 - esodati (delfini paolo)

Grazie di cuore per l'articolo al Professor Barcellona, una delle poche voci autorevoli fuori dal coro.

 
06/01/2013 - 10 e lode (Diego Perna)

Un articolo da 10 e lode, chiaro ed eloquente. Descrive benissimo quello che sta succedendo e come funziona l' economia. Tutti dovrebbero leggerlo, andrebbe spiegato nei licei , ma anche agli insegnanti. Va detto alla gente che quanto accade non é causa del fato né il destino lo vuole, ma gli agenti del mondo finanziario così ben descritto da Barcellona. E soprattutto , dimenticavo, dovrebbero leggerlo chi ha ancora il dubbio se votare Monti, uno che è cresciuto in seno al mondo finanziario e li è stato educato. Buona serata e Buona Epifania