BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPILLO/ Barcellona: qualcuno ci vuole tutti "esodati"

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

Il lessico dell’economia è diventato come tutti sanno il linguaggio universale più pervasivo e allo stesso tempo il meno comprensibile. Noi parliamo quotidianamente di stabilità, emergenza, equilibrio, innovazione tecnologica, pareggio di bilancio, debito pubblico, disavanzo, esodati, esuberi, precari, senza riuscire quasi mai a comprendere a quali aspetti della vita materiale questo così ricco vocabolario si riferisca. 

Nessuno è in grado di capire cosa ad esempio significhi e implichi l’espressione “patto di stabilità” o “legge di stabilità” con la quale i responsabili del governo nazionale e mondiale individuano l’obiettivo fondamentale delle politiche economiche, misurate astrattamente sul rapporto tra Pil e debito pubblico nazionale senza che si provi neppure a spiegare in modo almeno più analitico cosa significhino nella vita reale queste espressioni, e come di fatto diventino strumenti di legittimazione di azioni e di interventi in gran parte arbitrari e convenzionali. Proviamo per esempio a dare un contenuto all’espressione “patto di stabilità” che, specialmente nei governi tecnici, è diventata una vera e propria formula magica.

La stabilità di cui si parla nel linguaggio economico divenuto abituale riguarda esclusivamente il campo del rapporto tra la contabilità nazionale e il sistema internazionale dei mercati finanziari. Il mercato finanziario è diventato il luogo di una nuova forma di capitalismo dominante: il capitalismo finanziario. La novità di questa fase della storia umana infatti è che la finanza si è quasi totalmente resa indipendente rispetto all’economia produttiva di merci e servizi e si muove secondo una logica puramente speculativa e caotica. 

Basta qualche richiamo per rendersi conto dell’attuale e strutturale instabilità caotica del sistema finanziario internazionale. L’autonomizzazione del capitalismo finanziario dall’economia produttiva ha reso possibile la creazione di profitti senza la mediazione dell’economia reale dando vita ad una sorta di circolarità perversa in cui il criterio di funzionamento è esclusivamente la speculazione. Questo ha fatto sì negli ultimi anni, sicuramente a partire dal 2008, che la massa finanziaria crescesse in modo esponenziale rispetto all’effettiva produzione di beni e servizi, e la cosiddetta bolla speculativa ha raggiunto cifre esasperate misurate in quadrilioni di dollari, superando di otto/dieci volte la produzione di ricchezza effettiva di ciascuno Stato o di ciascuna zona. Tremonti, in un libro uscito l’anno scorso, ha sottolineato che la massa dei “derivati” vale 11,2 volte il prodotto lordo dell’intero pianeta. Questa massa finanziaria si è sviluppata in uno spazio autonomo che viene paragonato a un casinò di Las Vegas o a una bisca clandestina dove ciascun attore scommette sul puro incremento della somma messa in gioco. 

Si è determinata così una divaricazione crescente di potere tra la massa dei crediti incorporati nei prodotti finanziari, creati artificialmente attraverso una sorta di moltiplicazione tutta interna alla dinamica finanziaria, e la massa dei debiti che ciascuno Stato nazionale ha contratto per il funzionamento della propria economia. Per una serie di ragioni che sarebbe troppo lungo analizzare, la potenza dei creditori finanziari ha messo alle corde i debitori sovrani fino a costringerli a istituire parametri di controllo del debito pubblico: dalla istituzione del principio secondo cui la crescita del debito pubblico non può superare il 3% del Pil fino all’istituzione costituzionale del pareggio di bilancio. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
06/01/2013 - esodati (delfini paolo)

Grazie di cuore per l'articolo al Professor Barcellona, una delle poche voci autorevoli fuori dal coro.

 
06/01/2013 - 10 e lode (Diego Perna)

Un articolo da 10 e lode, chiaro ed eloquente. Descrive benissimo quello che sta succedendo e come funziona l' economia. Tutti dovrebbero leggerlo, andrebbe spiegato nei licei , ma anche agli insegnanti. Va detto alla gente che quanto accade non é causa del fato né il destino lo vuole, ma gli agenti del mondo finanziario così ben descritto da Barcellona. E soprattutto , dimenticavo, dovrebbero leggerlo chi ha ancora il dubbio se votare Monti, uno che è cresciuto in seno al mondo finanziario e li è stato educato. Buona serata e Buona Epifania