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Economia e Finanza

FEBBRAIO 2013/ Un’"ombra" americana sulle elezioni italiane

L’accordo raggiunto negli Stati Uniti sul fiscal cliff non è stato risolutivo e soprattutto, spiega GIUSEPPE PENNISI, rischia di causare non pochi problemi all’Italia

Barack Obama (InfoPhoto)Barack Obama (InfoPhoto)

Pochi commentatori economici del nostro Paese hanno analizzato l’impatto sull’Europa e sull’Italia dell’accordo raggiunto tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 tra Casa Bianca e Congresso. The Economist in edicola dal 4 gennaio ha parlato di “pateracchio all’europea”, poiché mette pezze qua e là ai conti degli Stati Uniti ma non ne affronta i problemi strutturali - proprio come fanno da anni i Ministri europei alla guida dell’eurozona. Più utile il saggio pubblicato il 5 gennaio da Matt Welch sul periodico della Reason Foundation, una fondazione apartitica ma di impronta libertaria. Il saggio chiama il giorno in cui è stato concluso l’accordo il Fiscal Irresponsibility Day e sostiene che “Washington si arrabatta su intese tutte dirette a nascondere la realtà”.

Il saggio contiene alcuni dati quantitativi (da fare accapponare la pelle) sui rischi di breve periodo: non raggiunto un accordo su una strategia diretta a ridurre la spesa e il debito pubblico nei giorni scorsi, cosa assicura che ci si arriverà nelle prossime settimane? E se, come è probabile, non lo si raggiunge, cosà avverrà ai mercati finanziari e all’economia reale?

Secondo Matt Welch, è verosimile un crollo di Wall Street a fronte della probabilità dell’insolvenza degli Stati Uniti sul proprio debito sovrano e del probabile mutamento di indirizzo della Cina e di alcuni Stati petroliferi che sinora con partite finanziarie (in gran misura acquisto di titoli del Tesoro Usa) hanno permesso a Washington di “trascurare” un disavanzo dei conti con l’estero di 500 miliardi di dollari l’anno.

Welch è, ovviamente, opinionated, ossia, nonostante non appartenga a uno schieramento partitico ben definito, ha una forte matrice libertaria. Di conseguenza, il suo saggio propone una strategia drastica di riduzione della spesa e liberalizzazione dell’economia per fare sì che gli Usa tornino a essere la locomotiva mondiale. In quest’ottica, sostiene che il Congresso non dovrebbe autorizzare un aumento del debito e dell’indebitamento: si arriverebbe al momento della verità.

Quando si verificherebbe tale momento? C’è una data precisa su cui occorre, anche a casa nostra, focalizzarsi: il 28 febbraio - quando in Italia si avranno i risultati delle elezioni. In mancanza di un accordo solido e di lungo periodo, il primo marzo entrerebbero automaticamente in vigori tagli drastici di spesa, specialmente a quella militare. Non solo: il primo settembre, quando in Italia si dovrà cominciare a preparare la Legge di stabilità per il 2014, verrebbero automaticamente sospesi i sussidi al settore lattiero-caseario, una delle lobby meglio organizzate e più rumorose degli Stati Uniti. Infine, il primo gennaio 2014 verrebbero a terminare numerosi “incentivi” (leggi “aiuti”) al manifatturiero (specie ai produttori di auto - che se ne pensa a Torino, oltre che a Detroit?).