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IL CASO/ 1. C'è un "Grande Fratello" che guarda nelle tasche degli italiani

Pubblicazione:lunedì 7 gennaio 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 8 gennaio 2013, 9.00

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Ma volendo prendere sul serio la questione, bisognerebbe capire come mai si punti tanto l’attenzione sull’evasione spicciola: non si può pensare seriamente di risolvere la questione puntando agli scontrini dei bar o alle ricevute degli idraulici (i due soggetti commerciali più citati). E qualche commentatore lo ha fatto ovviamente notare. Al contrario, la grande evasione avviene tramite sottofatturazione o transazioni elettroniche. O tramite dichiarazioni infedeli. La grande evasione perpetrata dai grandi gruppi avviene con la diretta collaborazione di persone che lavorano per istituti bancari, quando non addirittura per le forze dell’ordine o per l’Agenzia delle entrate.

La possibilità di utilizzare il contante è però una questione di libertà, a fronte di un sistema bancario ancora oggi gravemente opaco nella gestione di tante trattative finanziarie. Bastino come esempio quelle operate nelle cosiddette “dark pools” (“piscine sporche”), che prendono il nome proprio dall’idea di operazioni svolte in un ambiente invisibile al libero mercato. Che sia una questione di libertà si evince anche dagli articoli e dai post presenti sul sito contantelibero.it, che riporta un proprio manifesto e chiede di firmare online una petizione in proposito.

Altro aspetto davvero grottesco della vicenda è che, se si volesse davvero combattere la corruzione e il malaffare, non si capisce perché non si proceda all’abolizione delle banconote da 500 euro, come pure richiesto da alcune interrogazioni parlamentari di deputati europei. Come già riportato in un mio articolo di qualche tempo fa, in Gran Bretagna le banche non accettano più le banconote da 500 euro perché, secondo i servizi di sicurezza inglesi, esse “sono inestricabilmente legate alla malavita organizzata”. Allora, se si vuole veramente combattere l’evasione e la corruzione, perché non abolire tali banconote? Solo perché utilizzate nei depositi di clienti molto danarosi, troppo preziosi per lasciarseli sfuggire?

E perché tanta furente lotta al contante? “La lotta al contante - ha detto Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi - è una vera e propria battaglia di civiltà”. E mentre in Italia le banche spendono in campagne pubblicitarie per magnificare l’utilizzo di carte varie (bancomat o di credito o prepagate), e demonizzano i pagamenti in contanti (perché non ci guadagnano), in Germania la banca centrale, la Deutsche Bundesbank, organizza in loro difesa addirittura il “Convegno sul contante”.

Una cosa è certa, una banconota da 100 euro, dopo 100 passaggi di mano, rimane una banconota da 100 euro; mentre se i 100 passaggi avvengono in modo elettronico e con una commissione del 0,6% ne rimangono 55 euro: gli altri 45 euro finiscono in spese bancarie.


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