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FINANZA/ Brutte notizie dal terzo salvataggio della Grecia

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Secondo, il sempre crescente ammontare nozionale dei non-performing bad loans, rimasti come pietre nei bilanci degli istituti, nonostante alcuni non ortodossi "mark-to-anything" posti in essere dal management degli stessi, i quali garantiscono però sì maquillage ma generano zero alla voce inbound cash-flow. Questo, di fatto, comporta che i depositi erano e sono sottocollateralizzati e il livello dei non-performing loans era spaventoso e sempre in crescita. Dati resi noto ieri a livello non ufficiale, dicono che nel 2012 l'ammontare di non-performing loans è semplicemente esploso, salendo del 50% rispetto al dicembre 2011, quando era "solo" 16% e del 24% nel solo mese di dicembre 2012. Comparando questo dato con la situazione Usa, ci troveremmo di fronte a qualcosa come 1,7 triliardi di dollari di cattivi prestiti. Ad oggi il dato greco parla di 55 miliardi di euro di non-performing loans, una cifra che già eccede di 5 miliardi di euro la somma messa da parte attraverso i salvataggi per ricapitalizzare il sistema finanziario ellenico. Insomma, potrebbe esserci bisogno di un quarto salvataggio nel secondo semestre di quest'anno. Il problema, fanno filtrare dalla City sfregandosi le mani, è che questa situazione non potrà finire in alcuna agenda europea - Eurogruppo, Ecofin o quant'altro - prima del prossimo settembre, data delle elezioni tedesche e prima della quale Angela Merkel non permetterà che i contribuenti tedeschi debbano sentirsi chiedere nuovi sacrifici per la Grecia. Visti i tempi europei, però, quella data potrebbe essere fuori tempo massimo e a quel punto dovremo constatare che i miliardi investiti per salvare la Grecia e con essa l'eurozona non sono serviti a nulla e che il buco che si credeva colmato è invece più grande che mai. Con grande gioia degli hedge funds, i quali hanno comprato i bonds greci a 15 centesimi sull'euro e hanno triplicato i loro soldi in soli tre mesi. Complimenti a tutti, banche - centrali e non - in testa.

P.S. Giovedì scorso a Malaga un cittadino di origine marocchina di 57 anni si è dato fuoco ed è morto dopo il ricovero presso l'ospedale Carlos Haya: aveva ustioni di terzo grado sull'80% del corpo. Il motivo del gesto è sempre lo stesso, come già visto in Grecia e anche in Italia: aveva perso il lavoro, la casa e non aveva nemmeno più i soldi necessari per un pasto al giorno. Succede quando un Paese, in ossequio alla troika, drena dal bilancio tutti i fondi per la sicurezza sociale e li rimpiazza come materiale repo fornito dalla Bce, ovvero titoli di Stato. Eh già, il governo Rajoy ha speso il 90% del denaro destinato alle pensioni per mantenere in vita per un anno lo schema Ponzi dell'obbligazionario sovrano e la danza macabra dello spread. Signori, la questione è chiara e lampante: la colpa dello sfacelo, della crisi e della gente che si dà fuoco è di governi disfunzionali, tramutati in pupazzi manovrati di un sistema globalista guidato dal sistema bancario. Vi ricorda qualcosa?

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COMMENTI
09/01/2013 - i mulini a vento (giorgio cordiero)

Da operatore del settore della consulenza mi trovo in totale accordo con l'analisi di Bottarelli.le banche e gli organismi di controllo si inventano dei tentativi di autoregolamentazione che sridono non poco con la cd finanza emotiva. Il concetto di rishioè un qualcosa di estremamente volubile. Le persone che investono denaro tendono a cambiare abbastanza rapidamente il loro profilo a seconda dei risultati avuti dai mercati. In questo inizio di anno ci cono parecchie persone che si tendono a riposizionarsi sui mercati azionari, anche perchè il giornalismo finanziario che io definisco "dipendente" tende a dire che questo sarà un'anno positivo. Ancora una volta si tende a considerare il denaro come una massa amorfa che deve rendere sempre e comunque e non si analizza più di tanto quello che c'è dietro. Ecco che l'analisi di Bottarelli diviene utile, diviene uno strumento per fornire giusta consulenza a coloro che oggi vogliano riposizionare i propri investimenti. D'altro canto le banche non sono delle istituzioni benefiche e mirano al profitto, solo dovrebbero considerare che il loro mestiere dovrebe essere un volano per l'aconomia reale, invece così facendo creano speculazioni, crisi, controcrisi. Troppa volatilità insomma.Se però la base (risparmiatori e piccoli investirori) fosse più acorta e meno sprovveduta, certi trucchetti non riuscirebbero, o riuscirebbero di meno. Grazie Bottarelli

 
08/01/2013 - ... e quindi? (Fabrizio Terruzzi)

vabbe' d'accordo e quindi? Ovvero mi piacerebbe leggere qualche parere su: 1. cosa ci aspetta; 2. quale possibile soluzione.

 
08/01/2013 - Lo stato servile (Tommaso Cecchini)

A me ricorda la galoppata preconizzata circa 100 anni fa ne "lo stato servile" di Belloc. Utilissima lettura a tutti consigliata.