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AUMENTO IVA/ Deaglio: impatto minimo, ora tagliamo i dipendenti pubblici

Il ministero dell'Istruzione (Infophoto) Il ministero dell'Istruzione (Infophoto)

Bisogna cercare di tagliare le spese. Ciò è però molto difficile in quanto il 70% dei costi dell’amministrazione pubblica italiana è costituito dagli stipendi del personale. Tagliare le spese significa quindi in larga misura licenziare delle persone, o comunque non sostituirle quando vanno in pensione. Soprattutto nel breve periodo non si può fare altro, mentre nel lungo termine vanno riorganizzati i servizi rendendoli più efficienti. Per realizzare dei tagli significativi alla spesa è necessario però ridurre il numero di dipendenti pubblici. La conseguenza sarà però quella di bloccare il turnover degli insegnanti e non avere la possibilità di assumere dei giovani.

 

Perché non è possibile ridurre gli sprechi?

Ci sono naturalmente degli sprechi, ma negli ultimi due anni sono stati già attuati dei tagli notevoli con una forte spending review sugli enti centrali dello Stato. I Comuni sono già costretti a ridurre i servizi perché non hanno più i fondi. Rimane una zona intermedia, le Regioni, i cui bilanci hanno ancora delle aree di spesa che potrebbero essere ridimensionate. Proprio per la loro autonomia, le Regioni sono però gli enti rispetto a cui un governo ha le minori possibilità d’intervento.

 

È possibile aumentare l’efficienza dell’amministrazione, anche senza licenziare i dipendenti pubblici?

Aumentare l’efficienza migliora il servizio offerto, ma non consente di risparmiare e quindi di riallineare il bilancio. L’unico modo per tagliare gli sprechi è non avere più personale in soprannumero, l’obiettivo di medio e lungo periodo è dunque sicuramente quello di aumentare l’efficienza. Ai fini del rispetto del rapporto del 3% tra deficit e Pil, una maggiore efficienza è una gradita notizia ma che non cambia nulla.

 

Quali alternative ci sono a uno sforamento del tetto del 3%?

L’alternativa è quella indicata dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, secondo cui nel quarto trimestre avremo comunque un minimo di ripresa che ci consentirà di avere più gettito pubblico e di rimanere quindi al di sotto del tetto del 3%.

 

(Pietro Vernizzi)

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