BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Italia commissariata, gli indizi ci sono

InfophotoInfophoto

Cucchiani proveniva da Allianz Italia e la sua avventura è durata meno di due anni, il nuovo Ceo proviene da Banca dei Territori ma ha maturato la sua esperienza in Bnl e nel Banco Ambrosiano, prima di arrivare in Intesa nel 2008 col ruolo di direttore finanziario: buon lavoro e in bocca al lupo a lui. La domanda però resta: perché così di colpo, in piena crisi di governo e alla vigilia di due consigli molto delicati? Certo, il rapporto era logorato da tempo, ma cinque mesi fa gli azionisti avevano confermato Cucchiani ai vertici del gruppo, cosa è successo nel frattempo? Intesa, amici miei, non è solo una banca, è uno dei motori immobili di questo Paese, è stata dietro le avventure politiche più sciagurate - vedi Alitalia - ma è anche nel patto di sindacato di Rcs, editore del quotidiano che ha aperto le danze con l’intervista al ministro Saccomanni, è un cosiddetto potere forte.

Detto fatto, la notizia ha innescato la sell-off sul comparto bancario, quello che pesa maggiormente sul Ftse Mib, et voilà, la nostra Borsa è precipitata in profondo rosso. Non sarà che questa crisi sia l’alibi per dar vita a delle pulizie di primavera con largo anticipo, riassestando i gangli del potere senza dare troppo nell’occhio, presi come siamo a parlare di dimissioni in bianco, ricerche di fiducia alle Camere e quant’altro i tg ci propinano in queste ore? Se così fosse e spero lo sia per il bene del Paese, stiano attenti attori e comprimari della pantomima: le banche nostrane sono politicamente ricattabili e controllabili, quelle estere e il mercato in generale no. Se si sbaglia una mossa e si resta con il cerino in mano, stavolta sono guai davvero seri. E Draghi, purtroppo, non potrà proprio farci niente. Siamo soli, con un sistema bancario che detiene 400 miliardi di debito pubblico e i fucili degli investitori esteri puntati.

Coincidenza delle coincidenze, poi, proprio ieri Mediobanca Securities, la stessa entità che prima dell’estate dava sei mesi di tempo all’Italia prima di dover chiedere aiuto all’Ue, pubblicava un report politico-economico sul Bel Paese, con il quale i suoi esperti mettevano in guardia - stante l’attuale situazione e il rischio di stallo politico o nuove elezioni - da un possibile downgrade sovrano e consigliavano un piano di salvataggio. E dove veniva posto l’accento? La debolezza del settore bancario è ritenuta il principale rischio macroeconomico di ribasso, soprattutto a causa degli istituti medio-piccoli e delle popolari (ma guarda che caso, a Bankitalia saranno deliziati dell’analisi e dalla condanna a morte del voto capitario). Inoltre, requisiti di copertura più elevati, forte dipendenza dalle aste Ltro e dai titoli garantiti dallo Stato, aumento dei crediti in sofferenza nel 2014 con un picco previsto nel 2015, sono tutti motivi sulla base dei quali il Fmi ha attribuito un rischio di declassamento del rating del Paese nel medio termine, ricordava il report.

Nelle sue raccomandazioni, l’istituto di Washington - lo stesso che non ha azzeccato una singola previsione dall’inizio della crisi a oggi - ha suggerito l’utilizzo degli strumenti di sostegno dell’area euro: è la prima volta che un organismo di vigilanza sollecita esplicitamente l’Italia a prendere in considerazione un piano di salvataggio. E Letta è appena tornato dagli Usa, sempre per ricorrere alla categoria delle coincidenze. Insomma, parliamoci chiaro: il nostro governo ha già concordato un piano di salvataggio per l’Italia, ora si capisce la ragione reale della visita di Olli Rehn e con la minaccia del downgrade (che porterebbe con sé una sell-off obbligazionaria e maggiori requisiti di collaterale e haircut) e il paravento pubblico-mediatico della crisi di governo, vuole indorarci la pillola prima di spalancare le porte alla troika.

Le parole al riguardo pronunciate ieri da un governista doc come il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, non lasciano molto spazio all’immaginazione. Sappiatelo, le cose stanno così. Magari sarà per il nostro bene, ma il concetto stesso di sovranità è morto. Altro che dimissioni in bianco e ritiro dei ministri, sembra la versione italiana di “Wag the dog”. Scommettete che entro domani qualcuno da Bruxelles si premunirà di farci sapere che se le turbolenze politiche impediranno la presentazione della legge di bilancio 2014 alla Commissione europea entro il 15 ottobre o se l’Italia non rispetterà i criteri del Patto di Stabilità, la disponibilità di sostegno Ue, legata alla condizionalità dei programmi Esm e Omt, sarà meno probabile, sempre se richiesta? Eppure, alle 15.30 di ieri il nostro spread era tornato allo stesso livello della chiusura di venerdì, quindi qualcuno stava comprando: di cosa stiamo parlando, allora?

In compenso, avremo il contentino dall’Ue: si potrà utilizzare la nazionalizzazione di Mps per stampare un po’, come ai vecchi tempi. Tutto cambia, affinché nulla cambi. 

© Riproduzione Riservata.