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FINANZA/ Ecco la "bomba" americana nascosta da shutdown e tetto del debito

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Barack Obama (Infophoto)  Barack Obama (Infophoto)

Non solo. I Democratici oppongono a queste pillole di saggezza economica la loro visione: è vero che il debito pubblico è aumentato troppo per assorbire il debito privato, ma così facendo si è consentito di ridurre la disoccupazione e rilanciare l’economia interna, compresa la manifattura. Dunque, una politica di tagli, un’austerità all’europea - insistono - ci porterebbe in recessione. E i mercati finanziari temono di più la recessione del debito pubblico. Insomma, due visioni in contrasto che sembrano non avere punti in contatto. Un duello ideologico sull’orlo del precipizio.

Alla banca centrale non resta che continuare nella sua politica accomodante, stampando moneta, comprando titoli pubblici e privati, mantenendo i tassi d’interesse vicini a zero se non proprio in territorio negativo. Janet Yellen è una “colomba”, convinta ancor più di Ben Bernanke della necessità di tenere aperti i rubinetti. Del resto, un cambio di strategia oggi, per quanto progressivo, getterebbe i mercati in allarme, rischiando davvero una corsa a vendere titoli di stato che hanno rendimenti troppo bassi, fino alle soglie del panic selling.

Anche la medaglia monetaria ha la sua faccia oscura. Perché un periodo tanto prolungato di credito facile è la premessa alla creazione di una nuova bolla immobiliare (ancora una volta sono le case ad aver risollevato la domanda interna; il vecchio mattone, non Twitter). La stessa ripresa americana, così, rischia di essere drogata dall’eccesso di liquidità e non tirata dall’aumento del tasso di profitto come vorrebbe la teoria della crescita.

Un conflitto senza esclusione di colpi, né moderazione di sorta, una politica di bilancio espansiva e una politica monetaria forzatamente permissiva, formano una miscela mefitica. Se si riuscisse, come i più si augurano, a trovare un’intesa all’ultimo momento per alzare il tetto all’indebitamento, resterebbero comunque in piedi le contraddizioni provocate da scelte squilibrate. I Repubblicani hanno ragione nel sostenere che non si può continuare con la manfrina dei rinvii. I Democratici non hanno torto a temere una brusca frenata che farebbe sbandare la complessa macchina produttiva. La soluzione più saggia è aprire una fase nuova in cui la classe dirigente prende su di sé il compito di dire agli americani che è ora di cambiare marcia.

L’Economist sostiene che spetta ai Repubblicani mostrare ragionevolezza, rinunciando a usare la riforma sanitaria come arma contundente: in fondo, se vinceranno le prossime elezioni potranno sempre cambiarla. In realtà, la svolta è nelle mani di Obama non solo perché è lui il comandante in capo, ma perché, giunto nel pieno del secondo mandato, non ha più niente da perdere. Si dice che i presidenti a questo punto pensano solo a restare nella storia. Lo si può fare provocando disastri, oppure raccontando la verità a se stessi e ai propri concittadini.



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