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INCHIESTA/ Le banche italiane sono davvero "maltrattate"?

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Prendendo spunto anche dalle lamentele di Bottarelli, faccio alcune osservazioni finali. Quando si sottolinea che in Italia chi controlla (BdI) è partecipato dal controllato (le banche), si dovrebbe ricordare che questo vale per qualsiasi Banca Centrale (salvo la Bce, che è però partecipata dalle singole Banche Centrali, a loro volta partecipate dalle banche private). D’altra parte, se l’ente viene costituito a supporto delle banche (prestatore di ultima istanza), come minimo il suo capitale deve venir fornito dagli stessi avvantaggiati. Riguardo la sua gestione invece va ricordato che BdI è un ente amministrativo pubblico, ma che comunque è ben difficile immaginare che il suo obiettivo sia deprimere il più possibile i propri soci.

In linea con quanto sopra, BdI non opera in una torre d’avorio: prima che una normativa vada in vigore, BdI diffonde documenti preparatori a vari stadi sollecitando considerazioni da parte degli interessati (giusto un recente esempio: CRR e CRD IV). Questo non significa che accolga tutte le opposizioni presentate, ma non è infrequente che alcune norme vengano riviste in modo più favorevole per gli istituti (a patto di esaustive argomentazioni e analisi di impatto). Poi, purtroppo, la Banca Centrale resta un ente amministrativo pubblico e non una struttura di mercato, e alcuni limiti di visione certamente restano.

Sulla questione della lunga (18 anni) detrazione delle perdite bancarie, va ricordato che siamo in Italia, e che negli ultimissimi anni c’è stata una tendenza a svalutare meno del dovuto pur di garantire certi utili, mentre il passato è fatto di tendenze a far figurare maggiori accantonamenti (non solo sui crediti) per ridurre la base imponibile fiscalmente; la lunga detraibilità delle perdite discende dalla considerazione di queste ultime pratiche. È comunque vero che attualmente la situazione si presenta quasi diametralmente opposta, e c’è spazio per riflessioni.

L’Italia è forse il Paese con il sistema di Vigilanza Prudenziale bancaria più strutturato e penetrante. Qui sta forse la ragione dell’avere, proprio durante il processo di unificazione della vigilanza bancaria europea, un italiano alla guida della Bce (ente che dovrà svolgere le funzioni ispettive) e un altro italiano alla guida dell’Eba (ente che dovrà declinare in termini operativi la normativa emanata dall’Ue).

Dall’unificazione dei criteri di Vigilanza attorno a uno standard europeo simil-francese l’Italia potrà ottenere qualche alleggerimento, mentre altri (Austria, Germania, Portogallo e Regno Unito) potrebbero uscirne peggio. Ma se l’economia italiana continua a fornire pessime performance, non possiamo non aspettarci ulteriori deterioramenti della qualità del credito e quindi ulteriori incrementi nelle coperture del rischio, e questo a prescindere da qualunque definizione di “default” si decida di adottare. Non si tratta di voler indurre un credit crunch, è che non possiamo più fingere che le cose stiano andando bene.

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COMMENTI
10/10/2013 - Chi è maltrattato? Le banche o le imprese? (claudia mazzola)

Lo scorso anno era stato archiviato con un triste record, relativo al numero di aziende bresciane che avevano chiuso per sempre. Erano state ben 344. Una cifra mai raggiunta nella storia imprenditoriale della nostra provincia. Ma il 2013 è purtroppo ben avviato verso il superamento di questo livello. Da gennaio a settembre, infatti, il Tribunale di Brescia ha decretato il fallimento di 252 società, mentre nei primi nove mesi del 2012 ci eravamo fermati a 222 aziende (232 nel 2011, quando l’anno si era chiuso poi con 316 fallimenti). In settembre le imprese bresciane fallite sono state quattordici. Questo è quanto!