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SPILLO/ Alitalia e Milena Gabanelli: i conti "alla Report" non tornano

Oggi su Il Corriere della Sera è apparso un articolo di Milena Gabanelli su Alitalia, contro l’ipotesi di un coinvolgimento dello Stato nell’azienda. Il commento di PAOLO ANNONI

Milena Gabanelli (Infophoto) Milena Gabanelli (Infophoto)

Oggi Milena Gabanelli ha pubblicato su Il Corriere della Sera un articolo dal titolo “Non fateci pagare ancora il disastro di Alitalia”. La conduttrice di Report si erge a tutela dei contribuenti italiani e si scaglia contro l’ipotesi che il governo italiano si coinvolga nel salvataggio di Alitalia perchè, se così fosse, i contribuenti sarebbero chiamati a contribuire alle perdite della compagnia aerea. Una compagnia aerea che, come noto, non ha certo brillato per i risultati economici e i profitti.

La tesi è mediaticamente irresistibile, eppure nel teorema esposto nell’articolo mancano tantissimi elementi che sembra impossibile non prendere in considerazione. Se da un’analisi costi e benefici si traesse la conclusione che Alitalia deve essere lasciata al suo destino e se fossimo in possesso di un’altra analisi con conclusioni opposte si potrebbe discutere di numeri e fatti oggettivi. In questo caso, però, il ragionamento è talmente parziale che è impossibile aprire qualsiasi discussione.

I costi della cassa integrazione per la perdita di posti di lavoro successiva al feroce ridimensionamento di Fiumicino chi li paga? I costi inquantificabili, ma pure realissimi e concretissimi, relativi alla marginalizzazione “aerea” di un Paese che ha nel turismo una delle risorse principali sono stati presi in considerazione? I mancati investimenti su Fiumicino con gli effetti sull’indotto?

La confusione però non è finita. In economia la regola aurea è che le valutazioni non si fanno sulla base del passato ma del futuro, altrimenti negli anni ‘70 si sarebbero dovute vendere le aziende che producevano computer e comprare quelle che facevano macchine da scrivere. La valutazione del governo di oggi non deve essere su quello che si è fatto finora, anche se di miliardi ne fossero stati sprecati 100 in Alitalia. Il punto è se con i 300 milioni di euro di aumenti di capitale di oggi si riesca a pilotare Alitalia verso un’alleanza diversa da quella con Air France che è evidentissimamente quanto di più penalizzante ci possa essere per il sistema Paese italiano.

Siamo i primi a stupirci data la, giusta, fama della giornalista di una tale approssimazione, confusione e povertà di argomenti. Non provare a inserire Alitalia in un progetto meno penalizzante dopo tutti gli sforzi fatti in un momento di tale crisi economica in cui c’è disperato bisogno di rilanciare l’economia italiana (anche attraverso il turismo) per chi scrive è una pazzia assoluta. 

Twitter @annoni_pao

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COMMENTI
10/10/2013 - Entrare dalla porta principale (Giuseppe Crippa)

AirFrance-KLM è una società a capitale diffuso per l’80% e di proprietà del governo francese per il 20%. Lasciamo che AirFrance assuma il controllo di Alitalia e, meglio ancora, che la inglobi, poi se davvero il governo italiano riterrà importante influenzare il comportamento di AirFrance-KLM, non avrà che da incoraggiare chi acquisti sul mercato una quota analoga a quella detenuta dal governo francese o da quello olandese o comunque una quota significativa. Meglio essere azionisti minori (ma non troppo…) di un grande gruppo che azionisti di riferimento di una “bad company”.

 
10/10/2013 - Qualche appunto (Antonio Ferri)

Ricordo all'estensore dell'articolo che in economia c'è anche un'altra regola aurea e cioè che è vietato sprecare risorse e gli investimenti si fanno su piani industriali seri e affidati ad manager seri e capaci tutta roba che non mi pare all'orizonte, se la gestione non genera flussi positivi(è ciò che accade da decenni)quello che ci metti dentro sarà bruciato inesorabilmente e bisogna ricapitalizzare, il resto è aria fritta. Sarebbe anche ora di pensare agli interessi degli italiani tutti e non dei soliti pochi protetti, quindi non soldi pubblici ne garanzie sui prestiti di banche o società di stato che equivale a portare i rischi sulle spalle della collettività. Poi non vedo tutto questo dramma se Az fallisce o la rileva AF in tribunale. Gia oggi l' 80% circa ( al nord del paese anche molto di più) del traffico aereo italiano è in mano a compagnie estere, dove è il problema se l'80% diventa 100%? Per ultimo gli investimenti su Fiumicino, forse non è del tutto noto che lo sviluppo dell'aeroporto interesserebbe un'area di circa 1000 ettari(mille ettari) di proprietà della famiglia Benetton che con Atlantia è anche azionista per circa il 96% di ADR società che ha la gestione degli aeroporti di Roma. Credo che se la finissimo, a prescindere, con questa storia del conflitto di interessi sarebbe solo un bene per il paese.

 
10/10/2013 - LEGITTIMO MA... (Guido Gazzoli)

Lo scritto è legittimo e condivisibile fino ad un certo punto. Anche io ho letto l'articolo di Milena ma lo condivido pienamente nonostante sia parte in causa . Ho dato alla nota la seguente interpretazione : d'accordo...Alitalia è un bene funzionale e oltre all'economia e al trasporto aereo nazionale. Ma non si può fare un'operazione così scriteriata come quella del 2008 e pretendere che paghi sempre la gente comune. Che di certo non avrebbe messo alla guida della Compagnia persone che non sanno distinguere un camion da un aereo...o politici che in toto hanno avallato per ragioni elettorali e non questa boiata pazzesca. Allora una buona volta i signori Colaninno , Benetton , Tronchetti etc etc...insomma quello che l'attuale minstro Lorenzin ( il cui padre fu un capocabina Alitalia ) definì "il salotto buono dell'economia Italiana" benedendo l'operazione in toto...paghino per il danno che hanno causato...i soldi li devono tirare fuori LORO e i politici ( in pratica tutto l'arco dell'attuale Governo ) che hanno provocato la cosa....oppure che fallisca pure ma ad un patto...che prima di essere condannati per tutte le irregolarità compiute possano essere mesi in condizione di incontrare non solo i 10000 lavoratori turlupinati , ma pure gli attuali ( fregati anche loro). PUNTO