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FINANZA/ I nuovi giochi degli speculatori sulla Grecia

Pubblicazione:sabato 12 ottobre 2013

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Ricordate quando già la scorsa estate scrissi come istituzioni finanziarie stessero vendendo con il badile il bond decennale greco ristrutturato, spedendo il rendimento alle stelle e mandando il prezzo a flirtare con quota 50 centesimi sull’euro? Bene, temo che quei soggetti sapessero benissimo come stanno le cose in Grecia e come fossero andate durante quel meeting, probabilmente ora avevano bisogno che il mondo lo “scoprisse” dalle autorevoli colonne del Wall Street Journal (il Financial Times viene invece usato per attaccare Draghi). Per tre ragioni. Primo, le “vittime” del primo salvataggio greco, ovvero i creditori privati che hanno subito l’haircut sulle proprie detenzioni di debito ellenico, potrebbero ora dar vita a una class action, sia negli Usa che in Europa, dopo che un paio di mesi fa è stato siglato uno storico accordo tra due importanti studi legali statunitensi. Grant&Eisenhofer, leader nella tutela legale degli investitori Usa, ha infatti deciso un’alleanza con lo studio Kyros Law di Boston per aiutare gli investitori a trascinare in tribunali greci - ma anche americani - i responsabili delle loro perdite, legate interamente allo swap.

E non pare affatto una sparata, visto che la Kyros Law ha aperto un nuovo ufficio ad Atene che sta già prendendo visione e coordinando le richieste di risarcimento di migliaia di detentori obbligazionari ellenici, costretti a un haircut upfront del 53,5% sul loro investimento nel programma di ristrutturazione del debito greco detenuto da creditori privati nel 2012. E lo studio Grant&Eisenhofer non scherza quando si parla di tutela degli investitori, visto che costrinse con le sue battaglie legali a cospicui pagamenti prima la Shell - 500 milioni di dollari - per aver truccato al rialzo i dati delle riserve di petrolio e poi la Parmalat, recuperando per i truffati da Tanzi e soci 110 milioni di euro. Inoltre, l’associazione punta non solo a perseguire eventuali casi di vendita fraudolenta di bond governativi ma anche di altri strumenti finanziari, primi fra tutti i credit default swaps. Nel mirino di John Kyriakopoulos e dei suoi colleghi, anche l’asta obbligazionaria di titoli di Stato greci tenutasi alla fine di marzo 2010, proprio pochissimi giorni prima del drastico downgrade da parte delle agenzie di rating che fece precipitare la crisi. E in caso queste cause dovessero andare in porto, le banche greche si troverebbero a dover pagare cifre che potrebbero sballare i loro già deficitari bilanci.

Già, perché nel 2012 le sofferenze bancarie sono cresciute del 50% rispetto al dicembre 2011, salendo dal 16% al 24% per un totale di 55 miliardi di euro. Di per sé, una cifra già allarmante ma che diventa spaventosa se si tiene conto che i fondi per la ricapitalizzazione bancaria stanziati dal governo sono solo 50 miliardi di euro, ovvero c’è già un buco di 5 miliardi. E parliamo di dati di fine 2012, certamente peggiorati in questi otto mesi del 2013, visti la recessione e il tasso di disoccupazione cresciuti - e non di poco - da inizio anno. Ed ecco il secondo motivo, di cui vi ho parlato lunedì. Capitanati da John Paulson, un gruppo di agguerriti hedge funds statunitensi sta infatti per suonare la carica verso il sistema bancario ellenico e il loro interesse appare ricambiato dalle grandi banche, le quali stanno già operando una forte pressione lobbystica sul governo affinché prenda in considerazione un rapido processo di ri-privatizzazione del settore. Paulson ha confermato al Financial Times che il suo fondo, Paulson&Co, ha notevoli posizioni azionarie all’interno sia di Piraeus che di Alpha Bank, i due istituti che stanno emergendo in condizioni migliori dalla crisi. Ed è in buona compagnia, visto che al tavolo del grande casinò bancario greco siedono anche Baupost, Eaglevale, Dromeus Capital, Falcon Edge, York Capital e Och-Ziff, oltre a fondi unicamente orientati su posizioni long come Wellington Capital Group e Fidelity.


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