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ALITALIA/ Gli ex lavoratori: ci rivolgeremo alla Corte di giustizia europea

Pubblicazione:domenica 13 ottobre 2013

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Gli impegni assunti da Cai negli accordi siglati nelle sedi istituzionali, nel 2008, erano intenzionalmente poco stringenti sui capitoli più importanti per i lavoratori e, nonostante questa enorme discrezionalità, Cai in molti casi ha disatteso le clausole sottoscritte negli accordi stessi, anche perché nulla di efficace è mai stato fatto per arginare la disinvoltura con la quale questa azienda applica le intese sottoscritte.

 

Chi avrebbe dovuto “sorvegliare” la situazione?

I contraenti degli accordi - nel nostro caso le istituzioni nelle figure dei ministeri firmatari delle intese (siglate nelle sedi istituzionale) - e ovviamente le organizzazioni sindacali. Com’è noto le istituzioni, nei loro vari avvicendamenti ai vertici, si sono disinteressate del problema Alitalia, tranne farci i conti quando gli stessi assumevano rilevanza nazionale (vedasi caso esodati). I sindacati, non riuscendo a saldare le categorie dei cassaintegrati con i lavoratori Cai, hanno perso quel poco potere contrattuale che gli avrebbe permesso di tentare qualcosa di tangibile. Cai quindi va e andrà avanti per la sua strada forte della situazione congiunturale nazionale e della crisi aziendale - chi darebbe priorità al rispetto degli accordi (2008) a fronte della possibile perdita di migliaia di posti di lavoro? Un film già visto che rischia di diventare una saga con molti episodi. Volutamente ometto di specificare e puntualizzare quali sono, secondo me, le clausole non rispettate dallo Stato e da Cai per non anticipare le tesi che porteremo in Corte di giustizia europea con la nostra class action.

 

Perché avete deciso di intraprendere questa strada?

Le ragioni della class action sono molteplici: la voglia di combattere con armi efficaci sfidando istituzioni e politica sul loro terreno, ma anche sapendo che spesso nel nostro Paese la fretta e la “ragion di Stato” fanno commettere non pochi errori ai superburocrati di turno; la non accettazione dell’epilogo Alitalia che è sfociata, dopo l’attenta analisi, nell’azione legale collettiva; il tentativo di riunire gli ex lavoratori della compagnia in un percorso che vede la condivisione della meta non solo come risarcimento economico; accendere un faro mediatico sulla vicenda Alitalia e sui problemi che ha lasciato.

 

A che cosa si riferisce in particolare?

Pensiamo a quanti colleghi non potendo usufruire delle clausole di “salvaguardia”, perché ritenuti giovani, si troveranno a 50 anni e più, senza lavoro e senza pensione. C’è inoltre la speranza che si possa, anche a beneficio delle nuove generazioni, avere ragione quando politica e affari convergono sovvertendo i principi che sovraintendono le norme giuridiche. In pratica, è stata presa un’azienda e: la si è amministrata modo fallimentare; la si è dismessa creandone un’altra ad hoc dove regole e assunzioni sono scritte prima del suo varo (assumo chi voglio e alle condizioni che prestabilisco); sono state incassate anche importanti agevolazioni sui costi previdenziali del personale; sono stati messi a tacere i lavoratori con più anzianità aziendale con 7 anni di ammortizzatori sociali, in modo da attutire l’impatto conflittuale (purtroppo non i risvolti sociali); è stata messa l’etichetta di “azione patriottica”. Dopo tutto questo, il gioco è fatto: i principi ispiratori dei codici degli Stati membri della Comunità europea su mercato, lavoro e concorrenza diventano favole per ragazzi.

 

Si dice che gli ex cassintegrati Alitalia abbiano goduto di diverse condizioni privilegiate rispetto ai comuni lavoratori nelle stesse sfortunate condizioni...


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