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FINANZA/ 1. I "dogmi" che ci tengono prigionieri della crisi (e dell’euro)

Pubblicazione:domenica 13 ottobre 2013

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Per tentare di rimettersi in carreggiata, occorrerebbe mettere in discussione tutti i dogmi della moderna dottrina liberista, a partire da quello che indica nel libero mercato la panacea di tutti i mali. Occorrerebbe ammettere che i mercati finanziari sono frattali, e che lo sono pure i mercati dell’economia reale. Occorrerebbe pure ammettere che i “sacri” indicatori oggi utilizzati, a cominciare dal Pil, non sono più poco affidabili, ma sono letteralmente impazziti. Continuano a sottostimare il Pil (da -1,3% a -1,7%) e continuano a non capire l’impatto di questo indicatore su tutti gli altri, perché continuano a utilizzare le loro formulette sballate.

Anche gli ultimi avvenimenti della politica italiana dimostrano in pieno questa cecità. La tanto sbandierata ripresa è solo un fantasma, che scompare subito non appena si cita la dinamica del debito pubblico in continua ascesa, che promette interessi sempre maggiori da pagare per il futuro, insieme a una disoccupazione che non accenna a diminuire. Perfino i sassi sanno che una delle ragioni delle rigidità dell’economia reale italiana è l’alto livello di tassazione. E cosa fanno i signori della politica? Si preparano ad aumentare l’Iva. Però faranno ogni sforzo per toglierla, magari aumentando le accise sui carburanti.

Ora che aumenta l’Iva, avremo un’ulteriore accelerata nella decrescita del Pil, quindi un nuovo buco di bilancio che farà peggiorare il debito o il deficit (non è vero, vi ho mentito: li farà peggiorare tutti e due), quindi un peggioramento dei sacri indicatori dell’Ue, lo spread di nuovo su e gli speculatori a caccia delle aziende di qualità italiane. Quindi molta sofferenza sociale, prima di arrivare all’inevitabile default. E poi una lenta ripresa, in condizioni di grande povertà.

O forse no. Se vi sto descrivendo quello che potrebbe accadere, potremmo prendere una strada diversa. In fondo, che il sistema sia frattale vuol dire che è sostanzialmente ingestibile. E se lo è per noi che lo subiamo, è ingestibile pure per chi vorrebbe rovinarci.

Occorre sperare e prepararsi, l’autunno caldo sta per iniziare, sempre più spesso in giro si sente parlare di sovranità monetaria. Associazioni, gruppi e movimenti si stanno muovendo, informando, preparando. Insieme a una ripresa economica, occorre una ripresa morale e spirituale. Solo da questo rinasce la speranza: quando persone tanto diverse trovano l’occasione per una ritrovata unità. Forse sta rinascendo un popolo.



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COMMENTI
13/10/2013 - riflessione (Diego Perna)

Sig. Crippa é vero che la classe politica é prima responsabile di questo disastro, ma c' era anche prima, quando avevamo la lira e la sovranitá monetaria. Con politici, negli ultimi trent' anni non straordinari, in molti abbiamo costruito qualcosa, ma é solo adesso e guarda caso con euro e bce che ci stiamo azzerando come potenza economica. Non rimarrà aimè nulla di ció che siamo stati, il mio non é un semplice sfogo, ma una previsione basata sulla lettura delle cose. Poi se ci vogliamo obbligare ad essere ottimisti, possiamo anche farlo, ma a me non mi paga nessuno per continuare a dire anno x anno che il pil salirá nel prossimo e che giá si vede la ripresa. E nemmeno riesco a pensare che il sud America o la Cina , stiano meglio a causa di pensatori ideologici europei o statunitensi. buona notte

 
13/10/2013 - Il problema non è l'euro ma il debito (Giuseppe Crippa)

Ringrazio e contraccambio cordialmente il saluto del signor Perna, augurandogli un grande successo nell’attività – imprenditoriale o meno – che andrà ad iniziare l’anno venturo. Credo anch’io che non sia (soltanto) colpa sua se dovrà chiudere, ma credo anche che si sbagli attribuendo la colpa all’euro mentre dovrebbe prendersela con la classe politica italiana che indebitandosi oltre ogni ragionevole limite applica una pressione fiscale ed una oppressione burocratica insostenibile. Quanto al “mondo migliore”, almeno in senso economico, cerchiamo di essere oggettivi e di non guardare soltanto a noi stessi: in questi anni miliardi di persone, in Asia e sud America, sono uscite dalla povertà e godono di un tenore di vita più vicino al nostro, e questo nonostante (o magari grazie?) a pochi uomini guidati dai loro interessi ideologici.

 
13/10/2013 - concordo pienamente ma... (Eugenio Bravetti)

concordo pienamente ma sarà molto molto molto dura disinnescare il PUD€ putroppo...

 
13/10/2013 - Conclusione (Diego Perna)

Ho visto in alcuni commenti ai suoi articoli precedenti, un disaccordo totale alle sue tesi sull' euro. Io, invece capisco sino in fondo la veritá che sottende a quanto Lei scrive , ma non perché sono uno studioso di economia e nemmeno un appassionato, ma solo perché non credo sia colpa mia se dopo trent' anni , a dicembre chiuderò per sempre la mia bottega artigiana, anche se ho sempre lavorato bene e onestamente. Proverò a fare qualcosa di diverso, magari me ne andrò altrove , anzi, colgo l' occasione per salutare il sig. Crippa che mai é d' accordo sui motivi della crisi perché per Lui lo scopo delle imprese é solo quello di esportare come se tutti lo potessimo fare. Io credo che oggi, le eccellenze straordinarie hanno buone chanches, nel mondo globalizzato, ma gli altri che faranno ? Tutti é ovvio siamo chiamati a un cambiamento radicale del ns modo di pensare di fare impresa o di vivere in generale, ma non é detto che ci stiamo dirigendo verso qualcosa che conosciamo, e non é obbligatorio credere che sará un mondo migliore, perché ció é guidato da pochi uomini e dai loro interessi ideologici. Sará difficile porvi un freno almeno, sinché ci sará ancora chi é ostinato a credere che siamo in buone mani, che i politici come Letta o Alfano o chi per loro, saranno succubi della mentalitá eurocratica tutta volta alla salvaguardia degli interessi di banche e finanza, ed é chiaro se si guarda ai dati reali dell' Italia, ci rendiamo conto che la discesa é senza freni, Buona Domen