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FINANZA/ 1. I "dogmi" che ci tengono prigionieri della crisi (e dell’euro)

L’Italia è il Paese che più di ogni altro ha tratto beneficio dall’euro, dice Mario Draghi. GIOVANNI PASSALI spiega perché non è d’accordo con il Presidente della Bce

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Ormai siamo arrivati al delirio. Quando ormai tutta la dura realtà della crisi ha mostrato con ogni evidenza il fallimento del progetto euro, la difesa dello stesso appartiene più al campo della fantascienza, che a quello della scienza. Solo così si possono digerire le parole di Mario Draghi: “Ricordiamoci, perché tanto spesso lo si dimentica, che l’Italia è il Paese che più di ogni altro ha tratto beneficio dall’euro”. Benefici di cui, ovviamente, non si è accorto nessuno, stante il calo del Pil e l’aumento della disoccupazione.

A dir la verità, Draghi si riferisce a un paragone con gli altri paesi che hanno aderito all’euro. Ma anche qui il semplice confronto con la Germania e con i suoi surplus di bilancio è impietoso: si parla di circa 180 miliardi di euro, dovuti in massima parte all’utilizzo di una moneta troppo forte per Italia e Francia, ma debole, cioè svalutata, per la Germania. Così nel commercio internazionale, i prodotti francesi e italiani venivano schiacciati dall’euro, mentre venivano favorite le esportazioni tedesche.

Le minori entrate hanno innescato la crescita dell’indebitamento privato, che per contagio è divenuto anche indebitamento pubblico. Con un salto rapido nel tempo arriviamo allo scorso anno, quando Draghi, per sostenere le banche e gli stati in sempre maggiore difficoltà, dichiarò che la Bce avrebbe fatto di tutto per sostenere l’euro (cioè per evitare la fuga dall’euro, sentito sempre di più come una trappola). Effettivamente, le banche italiane hanno ricevuto un fiume di danaro dalla Bce, ma questo cosa ha portato? Lo vediamo qui sotto: un massiccio acquisto di titoli di Stato italiani, quelli che le banche tedesche hanno cominciato a vendere. Il grafico a fondo pagina mostra la crescita dei titoli di Stato posseduti da banche italiane.

Ma l’aspetto più grave è identificato dalla seguente domanda: la crisi è forse passata? No, chiaramente. Quindi oggi abbiamo una consapevolezza in più: la Bce e Mario Draghi sono capaci di tutto pur di impedire la fuga dall’euro, ma questo tutto non è in grado di farci riprendere dalla crisi. E questo è chiaro per due motivi: il primo è che non esiste alcuna giustificazione o alcuna ricerca della scienza economica che possa far pensare che una politica di restrizioni, austerità e aumento delle tasse possa far scaturire una crescita. Quindi prima di tutto manca una volontà politica favorevole alla crescita. Il secondo motivo è che evidentemente gli studiosi del Ministero del Tesoro continuano a utilizzare la matematica sbagliata. E continuano a sbagliare le previsioni a un ritmo crescente, senza correzioni di sorta. L’affermazione che “i moltiplicatori fiscali si sono mostrati ben più reattivi di quanto inizialmente stimato dalle principali istituzioni internazionali” mostra che l’ignoranza in materia è tanto diffusa quanto invincibile.


COMMENTI
13/10/2013 - riflessione (Diego Perna)

Sig. Crippa é vero che la classe politica é prima responsabile di questo disastro, ma c' era anche prima, quando avevamo la lira e la sovranitá monetaria. Con politici, negli ultimi trent' anni non straordinari, in molti abbiamo costruito qualcosa, ma é solo adesso e guarda caso con euro e bce che ci stiamo azzerando come potenza economica. Non rimarrà aimè nulla di ció che siamo stati, il mio non é un semplice sfogo, ma una previsione basata sulla lettura delle cose. Poi se ci vogliamo obbligare ad essere ottimisti, possiamo anche farlo, ma a me non mi paga nessuno per continuare a dire anno x anno che il pil salirá nel prossimo e che giá si vede la ripresa. E nemmeno riesco a pensare che il sud America o la Cina , stiano meglio a causa di pensatori ideologici europei o statunitensi. buona notte

 
13/10/2013 - Il problema non è l'euro ma il debito (Giuseppe Crippa)

Ringrazio e contraccambio cordialmente il saluto del signor Perna, augurandogli un grande successo nell’attività – imprenditoriale o meno – che andrà ad iniziare l’anno venturo. Credo anch’io che non sia (soltanto) colpa sua se dovrà chiudere, ma credo anche che si sbagli attribuendo la colpa all’euro mentre dovrebbe prendersela con la classe politica italiana che indebitandosi oltre ogni ragionevole limite applica una pressione fiscale ed una oppressione burocratica insostenibile. Quanto al “mondo migliore”, almeno in senso economico, cerchiamo di essere oggettivi e di non guardare soltanto a noi stessi: in questi anni miliardi di persone, in Asia e sud America, sono uscite dalla povertà e godono di un tenore di vita più vicino al nostro, e questo nonostante (o magari grazie?) a pochi uomini guidati dai loro interessi ideologici.

 
13/10/2013 - concordo pienamente ma... (Eugenio Bravetti)

concordo pienamente ma sarà molto molto molto dura disinnescare il PUD€ putroppo...

 
13/10/2013 - Conclusione (Diego Perna)

Ho visto in alcuni commenti ai suoi articoli precedenti, un disaccordo totale alle sue tesi sull' euro. Io, invece capisco sino in fondo la veritá che sottende a quanto Lei scrive , ma non perché sono uno studioso di economia e nemmeno un appassionato, ma solo perché non credo sia colpa mia se dopo trent' anni , a dicembre chiuderò per sempre la mia bottega artigiana, anche se ho sempre lavorato bene e onestamente. Proverò a fare qualcosa di diverso, magari me ne andrò altrove , anzi, colgo l' occasione per salutare il sig. Crippa che mai é d' accordo sui motivi della crisi perché per Lui lo scopo delle imprese é solo quello di esportare come se tutti lo potessimo fare. Io credo che oggi, le eccellenze straordinarie hanno buone chanches, nel mondo globalizzato, ma gli altri che faranno ? Tutti é ovvio siamo chiamati a un cambiamento radicale del ns modo di pensare di fare impresa o di vivere in generale, ma non é detto che ci stiamo dirigendo verso qualcosa che conosciamo, e non é obbligatorio credere che sará un mondo migliore, perché ció é guidato da pochi uomini e dai loro interessi ideologici. Sará difficile porvi un freno almeno, sinché ci sará ancora chi é ostinato a credere che siamo in buone mani, che i politici come Letta o Alfano o chi per loro, saranno succubi della mentalitá eurocratica tutta volta alla salvaguardia degli interessi di banche e finanza, ed é chiaro se si guarda ai dati reali dell' Italia, ci rendiamo conto che la discesa é senza freni, Buona Domen