BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Così l’Italia può "cambiare" l’euro

InfophotoInfophoto

Si pensa davvero che in nome di una generica solidarietà (a volte arrogantemente pretesa) i paesi “virtuosi” possano accollarsi sacrifici di altri e addirittura trasformarsi in prestatori di ultima istanza? Vi è qualcuno che pensa che sarebbe stato possibile lo smisurato impegno finanziario della Germania Ovest sulla Germania Est se non fosse stato fatto nella convinzione di un destino comune e, soprattutto, di una architettura costituzionale che consentiva il controllo delle ricchezze da parte dei “benefattori”?

È tempo di abbandonare tanto posizioni retoriche su un’Europa che si trasformi domani in stato federale, con tutti i 28 stati, quanto le posizioni ciniche che muovono la macchina burocratica di Bruxelles convinte che l’unico modo di progredire è mascherare la meta (ammesso vi sia). Il prodotto delle prime è la frustrazione dell’idea a cui aspirano, quello delle seconde un vero e proprio “mostro” (il copyright del termine va a Sylvie Goulard), quello dell’Europa “intergovernativa” di oggi che decide senza la minima legittimazione democratica, secondo la regola del più forte.

In concreto, l’Europa dovrebbe muoversi con un certo “strabismo”, guardando ai prossimi passi (una unione bancaria, un bilancio federale e un ministro dell’economia dell’eurozona), ma nel quadro di un progetto e di una meta più lontana. Questa richiede però la combinazione di realismo e idealità. Occorre un disegno politico (un manifesto di cui l’Italia potrebbe essere promotrice) che circoscriva l’Europa (federale) possibile a un numero di stati pronti a tali approdi (perché lo sono i loro popoli) e aperto agli altri se e quando lo saranno.

In fondo si tratta di copiare. Il “salto” da riprodurre è quello che portò gli Stati Uniti dalla debole architettura degli “Articoli della Confederazione” alla “Costituzione” del 1787 e alla nascita dello Stato Federale. Certo, li c’erano i Madison e gli Hamilton e qui gli Hollande e la Merkel, ma nella storia le occasioni trasformano gli uomini. Almeno si spera.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
13/10/2013 - ancora non basta? (Eugenio Bravetti)

non sono ancora sufficienti i danni provocati dall'euro e dall'europa? abbiamo ancora bisogna di ulteriori trattati e vincoli che ci leghino ancora di piu alla causa di tutto questo? quello che ci vuole è una dissoluzione dell'euro e un ritorno alle valute nazionali insieme alla rinascita di una politica economica che si basa su dogmi keynesiani e non neo-liberisti, i quali in ogni parte del mondo dove sono stati seguiti hanno portato solo a disoccupazione poverta ecc ecc.