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TASSE/ 5 consigli (e 200 miliardi) per non sbagliare la manovra

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Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto)  Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

In terzo luogo, mentre ci si arrabatta su questo o su quel capitolo di spesa e di entrate, pochi sollevano il nodo dei “residui passivi” e delle “contabilità speciali” che hanno ripreso a pullulare nei vari dicasteri (solo il Ministero dei beni e delle attività culturali credo ne abbia più di 200). Il primo comma del disegno di legge di stabilità dovrebbe almeno dimezzare, ove non azzerare, tutti i residui basati su impegni contabili non adeguatamente collegati a obblighi contrattuali e chiudere una volta per tutte le sempre misteriose “contabilità speciali”. Pare che residui e contabilità speciali ammontino a circa 200 miliardi di euro; ne basterebbe azzerare un quarto per disporre di 50 miliardi di euro per lo sviluppo (riduzione del cuneo, investimenti pubblici ben valutati e ben selezionati).

In quarto luogo, occorre mettere mano a un programma di dismissioni per ridurre il peso del debito pubblico. La fondazione Astrid ha presentato una vasta gamma di proposte. Gran parte di queste sono state messe a confronto in un seminario Cnel i cui atti sono nel sito web dell’organo. A esse si sono aggiunte in questi ultimi giorni buone idee come quella della riconversione delle caserme non utilizzate in alloggi (da cedere in proprietà) a giovani nuclei famigliari.

Occorre, soprattutto, una legge snella senza una miriade di commi particolaristici per accontentare questo o quell’interesse particolaristico (anche se spesso legittimo). È il nostro biglietto da visita a Bruxelles e non può essere né un vestito di Arlecchino pieno di toppe multicolori, né un albero di Natale dai cui rami pendono le decorazioni più varie.

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