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FINANZA/ 2. I guai della Germania fanno scricchiolare l'Ue (e l'Italia)

Pubblicazione:martedì 15 ottobre 2013

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Secondo step, uno schema comune di assicurazione sui depositi per proteggere i risparmi dei cittadini-contribuenti. Anche qui, lettera morta e l’enorme timore, da parte mia, che questo servirà unicamente per rendere automatico il “modello Cipro” nei casi di insolvenza bancaria, ovvero pagano obbligazionisti, azionisti e correntisti sopra un certo livello. Terzo step, la creazione di un’autorità unica con il potere di intervenire sulle banche in difficoltà nell’eurozona attraverso il cosiddetto Single Resolution Mechanism (Srm), un passo fondamentale che però è già andato a incagliarsi contro il no proprio della Germania, a detta della quale la creazione di un tale ente comporterebbe la completa rinegoziazione dei trattati fondativi dell’Ue. In parole povere, da quando hanno preso atto che Target2 non è un bancomat a flusso continuo che non contempla rischi ma un meccanismo che può portare a perdite, anche serie per la banca centrale (essendo la Bundesbank esposta per quasi 600 miliardi, c’è poco da riderci su), i tedeschi stanno dicendo pregiudizialmente no a tutto ciò che può essere visto e vissuto dai loro connazionali come il pagamento del conto per gli errori di qualcun’altro.

Michala Marcussen di Societe Generale conferma che «stante lo stallo politico, nessuna importante decisione verrà presa in ambito europeo prima che la Germania abbia un governo in carica. Ma la questione dell’Srm è dirimente, così come l’intera unione bancaria. Il ritardo al riguardo può avere conseguenze? Certo! Il mondo è troppo occupato a seguire quanto accade a Washington, riempiendo giornali e telegiornali, ma gli ultimi, deludenti sviluppi nell’Ue sul tema dell’unione bancaria meritano attenzione. L’Srm è strumento fondamentale per tagliare il cordone ombelicale funesto tra banche europei e debiti sovrani. Senza questo, i premi di rischio sui governativi all’interno dei costi per il finanziamento bancario continueranno a zavorrare qualsiasi ipotesi di ritorno alla crescita economica per i paesi europei più in difficoltà». Per l’analista di Ubs, Paul Donovan, «vista l’incertezza economica in America, l’unione bancaria diviene argomento di ancor maggiore importanza. Detto questo, dall’Eurogruppo non mi attendo molto, nonostante alcuni progressi in tema di unione bancaria potrebbero essere vitali affinché l’eurozona si protegga da un potenziale fallout della situazione statunitense».

Ora, mi chiedo e vi chiedo: ma il primo e più potente fustigatore dell’abbraccio mortale tra banche e obbligazioni sovrane non è stato proprio Jens Weidmann, il capo della Bundesbank, la stessa che ora si oppone alla nascita dell’Srm, ovvero lo strumento che dovrebbe spezzare ed evitare che quel cordone ombelicale si riformi, perché violerebbe i Trattati? Lo stesso ministro Saccomanni, che ha partecipato per l’Italia alla riunione dei ministri delle Finanze della zona euro, ha toccato l’argomento, nonostante il punto nodale fosse l’entità delle possibili perdite quest’anno per le banche italiane e spagnole. Per Saccomanni, «non c’è un problema di vulnerabilità», ma si prospettano due grandi sfide: disinnescare appunto la connessione tra rischio sovrano e rischio del credito attraverso la vigilanza Ue e ridurre il credito deteriorato tramite una ripresa dell’economia. Inoltre, separatamente, il governo italiano dovrebbe approvare proprio oggi un decreto che riduce da 18 a 5 anni il periodo per la deducibilità delle rettifiche su crediti eccedenti lo 0,3% degli impieghi. Non è ancora chiaro se la deducibilità si applicherà alle perdite sui nuovi crediti originati a partire dal 2013 oppure anche sullo stock di quelli esistenti, ma, se approvata, la norma non dovrebbe avere impatti diretti immediati significativi sul Roe in quanto, anche con il regime attuale, si generano crediti per imposte differite attive che sterilizzano l’effetto dell’impossibilità di dedurre integralmente le maggiori rettifiche rispetto al limite dello 0,3%.


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COMMENTI
15/10/2013 - Ma mi domando.... (Eugenio Bravetti)

....questi croati non avevano prima del 1 luglio, televisioni internet, ecc? non sapevano che entrare in questa €uropa era come buttarsi da un ponte? Sono contento cmq in generale parlando...mi dispiace solo per i croati comuni che sicuramente sono stati trascinati dentro l'€uro (forse) non per loro scelta ma dei loro politicanti incapaci, venduti come i nostri

 
15/10/2013 - Ue espresso di Babele e Italia bancomat Ue (Carlo Cerofolini)

L’unica speranza per l'Italia per sfuggire dall'abbraccio mortale dell'Ue sarebbe abbandonarla quanto prima (uno studio 2012 per Merrill Lynch afferma che ci conviene e che a rimetterci sarebbe soprattutto la Germania) perché questo convoglio - essendo un espresso di Babele (copyright M. Thatcher) – prima o poi quasi sicuramente deraglierà rovinosamente, solo che noi a quel punto saremo andati definitivamente in malora. A proposito dicono niente gli oltre 50 miliardi che gli italiani hanno già scucito per il fondo salva stati di cui poi hanno goduto i Pigs. Con quei soldi ad es. la Telefonica (Spagna) prova a comprareTelecom, l’Irlanda è “fuori pericolo”, le banche Francesi e Tedesche si sono rifatte dalle loro sofferenze che avevano con i Pigs mentre noi ci stiamo impoverendo paurosamente perché siamo diventati il bancomat dell’Ue, e siamo pure ininfluenti a livello internazionale ed europeo, vedi invasione immigrati clandestini, marò, ecc. Ma si Può?