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LEGGE DI STABILITA'/ Campiglio: i tagli alla sanità sono la nuova Imu

Pubblicazione:martedì 15 ottobre 2013

Fabrizio Saccomanni ed Enrico Letta (Infophoto) Fabrizio Saccomanni ed Enrico Letta (Infophoto)

Un elemento di rilievo di questo dato è legato all’aumento dell’imposizione fiscale locale avvenuta l’anno scorso, mentre nello stesso tempo quella nazionale non è diminuita. Mi auguro quindi che la nuova legge di stabilità sia stata valutata complessivamente dai tecnici del ministero dell’Economia, e che non vada ad aumentare ulteriormente il prelievo fiscale sulle famiglie, in modo diretto o indiretto.

 

In che senso parla di un aumento indiretto dell’imposizione fiscale?

I tagli alla sanità, se dovessero rappresentare un aumento di spesa per le famiglie, sarebbero a loro volta una forma pur indiretta di tassazione. Molto dipende dalle modalità attraverso cui saranno effettuati i tagli. Il rischio è che l’effetto sia quello di indurre le famiglie a spendere per prestazioni che in precedenza erano erogate dal settore pubblico. Si tratta di uno scivolamento dal pubblico al privato che riduce il potere d’acquisto delle famiglie.

 

Secondo quali modalità avverrebbe questo scivolamento?

Quest’ultima potrebbe essere la conseguenza della presenza di oneri aggiuntivi sulle prestazioni della sanità pubblica o della necessità di rivolgersi a quella privata. Sottolineo che si tratta di un rischio implicato nei tagli alla sanità, ma non necessariamente del loro risultato. Se la legge di stabilità è effettivamente mirata agli sprechi sanitari, è invece possibile che ciò non si verifichi.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
15/10/2013 - tagli alla sanità (marco nocetti)

Se non si riesce a ridurre la spesa pubblica nella sanità non si va da nessuna parte, visto che l'unica seria possibilità di calare le tasse sta nel ridurre la spesa pubblica e che la sanità ne è una delle voci più cospicue; e basta dire: "se lo stato spende memo allora i cittadini avranno meno servizi" perché questo sarebbe vero se l'efficienza e la produttività delle strutture che forniscono i servizi fossero già massime. Qualcuno mi vuole dire che è così, che non si possono fornire gli stessi servizi spendendo meno, magari mettendo solo due e non tre persone dove ne serve una? Se poi vorrà dire che aumenteranno i servizi pubblici forniti ai cittadini da privati più efficienti e non direttamente dalla stato, non ci trovo niente di scandaloso, anzi... Le famiglie che mandano i loro figli nelle scuole paritarie costano allo stato un terzo di quelle che li mandano nelle scuole pubbliche e, una per l'altra, non hanno certo un servizio peggiore.