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LEGGE DI STABILITA'/ Tasse e spese, i conti tornano grazie al "bonus" dell’Ue

Pubblicazione:mercoledì 16 ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento:giovedì 17 ottobre 2013, 0.43

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

L’intervento chiave riguarda il fisco. Il governo promette una riduzione di 5 miliardi per i lavoratori e 5,6 per le imprese in tre anni. Non molto, ricorda l’operazione Prodi del 2006-2007 che non ha dato grandi benefici. Nel 2014 il sollievo sarà di 2,5 miliardi, davvero troppo poco per dare un impulso alla domanda interna e risollevare la congiuntura.

Nella colonna del dare, i contribuenti trovano il Trise, tributo sui servizi comunali con una prima aliquota dell’uno per mille, diviso in due - il Tari (i rifiuti) e il Tasi (il rimborso dei servizi indivisibili offerti dai comuni) - e sostituisce la Tares. Non esce di scena l’Imu tranne che sulle prime case non di lusso. E tra tutti questi tributi si stabilisce un intreccio cacofonico del quale la gente sente solo una nota: si pagherà di più. E chi paga? Tutti, anche gli inquilini. Ma il pagamento non sembra commisurato ai servizi forniti, ciò rende l’imposizione poco trasparente e non impostata verso un aumento della produttività dei servizi comunali. Insomma, la logica opposta a quella annunciata dal governo. Dalle rendite finanziarie arrivano solo 900 milioni, anche se è un bene che siano state scartate soluzioni punitive dei titoli pubblici che, con il debito oltre i duemila miliardi, sono prodotti fragili, da maneggiare con cura.

La pressione fiscale si ridurrà di un punto in tre anni, dal 44,3% al 43,3%. Per la prima volta in tanto tempo un segno meno. Ma con prudenza. Avanti con giudizio, sembra che Saccomanni sia andato a lezione da don Ferrante. Si parla di aggredire i capitali esportati illegalmente, ma è l’eterno accordo con la Svizzera destinato a rivelarsi un’illusione.

Da lato della spesa c’è davvero poco. Un miliardo in uscita per l’allentamento del patto di stabilità interno: servirà per i pagamenti in conto capitale. All’ultimo momento la ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha bloccato 2,6 miliardi di tagli perché avrebbero messo in difficoltà, a suo parere, ben 15 regioni. È uscita trionfante dal Consiglio dei ministri, ma proprio la sanità è una voce pressoché incontrollabile dalla quale si potrebbe risparmiare molto senza ridurre l’assistenza, anzi talvolta migliorando le prestazioni. Ma tutto questo viene rinviato alla spending review: come la mitica araba fenice che ci sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa. Adesso è affidata a un ennesimo commissario con ampi poteri tranne quelli di usare il bisturi. Vedremo se Carlo Cottarelli farà quel che non è stato consentito né a Piero Giarda, né a Sandro Bondi, un grande esperto il primo, un vero tagliatore di teste il secondo.

Nessun cambiamento sostanziale nemmeno sul capitolo lavoro. Viene confermato il blocco dei contratti e del turnover nel pubblico impiego e sarà rifinanziata la cassa integrazione in deroga. Si va avanti anno dopo anno proprio in due campi dove ci sarebbe bisogno di intervenire a fondo con riforme serie, ma questo non è un governo riformista, meno che mai sul mercato del lavoro, dove la Cgil ha messo un veto: chi tocca muore.


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