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LEGGE DI STABILITA'/ Tasse e spese, i conti tornano grazie al "bonus" dell’Ue

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

Nell’insieme si è preferita una finanziaria a spizzichi e bocconi. L’impostazione è esattamente contraria a quella suggerita da Francesco Giavazzi e Alberto Alesina. I due economisti, avevano chiesto “più coraggio” e di essere “meno democristani”. Dunque fare le riforme necessarie e presentarsi a Bruxelles per negoziare. “Ci sono due Italie - hanno scritto su Il Corriere della Sera - Una fatta di imprese produttive, che esportano, e che si sono ben adattate all’euro. Altre che non riescono a farlo, si sono rinchiuse nel mercato domestico, non si rinnovano a sufficienza e sopravvivono solo grazie a mille protezioni. Per ricominciare a crescere basterebbe spostare e riorganizzare le risorse in modo da allargare un po’ lo spazio occupato dalla prima. Ma bisogna poterlo fare, e per ciò è essenziale riformare un mercato del lavoro ingessato. Parliamo con chiarezza e credibilità all’Unione europea chiedendo di permetterci qualche anno di flessibilità sui vincoli fiscali per facilitare queste riforme e le riduzioni graduali di spesa che le devono accompagnare”.

Letta, al contrario, ha tenuto fermo il 3% e ha proceduto ad aggiustare un po’ qua un po’ là, senza avere le risorse per cambiare. E senza risorse niente coraggio. In cambio, al di là delle solite litanie sul sorvegliato speciale e l’occhiuto controllo di Bruxelles, ottiene dall’Ue un’apertura di credito ancor più ampia rispetto a Monti perché questo è comunque un governo politico uscito dalle elezioni. E nessuno vuole che venga minato: troppo pericolosa sarebbe per tutti l’instabilità dell’Italia. Dunque, meglio far finta di credere che i conti siano in ordine e che quei tre miliardi che mancano non siano scritti sull’acqua o meglio sulle nuvole, sperando che non diventino nembi di tempesta.

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