BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

LEGGE DI STABILITA'/ Tasse e spese, i conti tornano grazie al "bonus" dell’Ue

Ieri il Governo ha approvato la legge di stabilità: una manovra da 11,5 miliardi con una copertura di soli 8,6. STEFANO CINGOLANI ci spiega il perché di queste cifre

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

È la finanziaria dei miracoli: come si fa a ridurre le imposte senza veri tagli alla spesa? Come si fa a centrare il 2,5% di deficit sul Pil partendo da ben oltre il 3% e con una crescita dello zero virgola qualcosa? Come si fa a uscire dalla recessione senza una spinta della domanda interna? Infine, come presentare una manovra da 11,5 miliardi con una copertura di soli 8,6? Mistero. A meno che non ci sia dell’altro. C’è e si chiama Unione europea. Enrico Letta ha spiegato che i 2,9 miliardi mancanti sono la conseguenza positiva di aver rispettato i parametri: “In tanti hanno detto al Governo e al sottoscritto sforate il 3% come hanno fatto altri, ma noi abbiamo mantenuto l’impegno con Bruxelles, e oggi abbiamo un premio: per la prima volta la legge di stabilità non comincia con una sforbiciata di tagli o nuove tasse che servono per Bruxelles come fatto sempre fino ad adesso”. E questo perché l’Ue adesso è disposta a chiudere un occhio, anzi di più.

C’è chi lo chiama effetto Monti, chi dà il merito a Saccomanni e alla sua paziente resistenza a chi lo tirava per la giacca, ma un terzo delle risorse provengono proprio da questa tenuta. Il che solleva anche un gran punto interrogativo. Che cosa succede se i tassi d’interesse tornano ad aumentare? Perché i risparmi provengono proprio da qui, dal calo degli interessi sul debito.

Il conto è presto fatto: 3,5 miliardi di euro dovrebbero arrivare da tagli al bilancio dello Stato, e da una riduzione per circa 1 miliardo alla spesa delle Regioni. Altri 3,2 miliardi saranno il frutto di dismissioni e vendita di immobili (500 milioni), della rivalutazione di cespiti e partecipazioni (500 milioni) e della revisione del trattamento delle perdite di banche, assicurazioni e altri intermediari (conteggiati 2,2 miliardi di euro). Il Governo conta di spuntare 1,9 miliardi da interventi fiscali di vario genere: dall’incremento dell’aliquota del bollo sulle attività finanziarie (900 milioni) al visto di conformità per le compensazioni sulle imposte dirette (460 milioni), passando dalla riduzione delle spese fiscali grazie all’introduzione di interventi selettivi sulle agevolazioni fiscali da definire entro gennaio 2014 (500 milioni). Risultato: 8,6 miliardi di euro.

Così il governo Letta scontenta un po’ tutti. Alla Confindustria non basta: così s’allontana persino la ripresina, dice Giorgio Squinzi. Nel Pdl c’è chi sente puzza di bruciato con la nuova imposta sui servizi (che in realtà è sempre sulla casa). Susanna Camusso, segretario della Cgil, sostiene che è la fotocopia delle manovre precedenti, quelle dettate da Mario Draghi e dalla Bce. Il Pd sconta la pressione degli amministratori locali ai quali non basta l’allentamento del patto di stabilità interno. Mentre in molti già lanciano l’anatema contro il ritorno dei tagli lineari. In parlamento si prepara l’assalto alla diligenza. La legge di stabilità è diventata di nuovo una finanziaria con l’aggravante che, a forza di rinviare, tutto si concentra su questo appuntamento che diventa l’ordalia del governo.