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TRISE/ Bortolussi (Cgia): altro che Imu e Tares, la nuova tassa penalizzerà le famiglie numerose

Per GIUSEPPE BORTOLUSSI, il governo deve trovare 3 miliardi di euro per coprire il mancato introito dell’Imu. Li individuerà, consentendo ai comuni di alzare sensibilmente le aliquote base  

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Giusto per facilitare le vita ai contribuenti, il governo ha introdotto la Trise, suddivisa in Tari e Tasi. Ovvero, la Tassa rifiuti e servizi, che include il balzello sulla gestione dei rifiuti urbani (Tari) e quello sui servizi indivisibili (Tasi) quali l’illuminazione pubblica e la manutenzione delle strade; entrambe, dovranno essere versate da «chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo le unità immobiliari, con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune le unità stesse». Resta ovviamente da capire se il nuovo onere tributario, che sostituisce Imu e Tares, comporterà un aggravio per i contribuenti. Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, è convinto di sì.


Cosa pensa del provvedimento contenuto nella legge di stabilità? 

C’è, anzitutto, un’ambiguità di fondo. Il provvedimento licenziato dal governo, in cui è stata stanziata una determinata cifra, non è definitivo. È stato il governo stesso a spiegare che sarà il Parlamento, in un secondo momento, a esprimersi sull’importo stanziato.

 

Partiamo da quello che sappiamo.

L’Imu valeva circa 4,2 miliardi di euro. La legge di stabilità, a copertura della quota che verrà a mancare, ne stanzia 1 soltanto. Dove li prendono i restanti 3,2? Dagli stessi proprietari di prima casa, dai proprietari delle seconde e terze case, o dei capannoni? Di certo, il rischio per queste ultime categorie è molto alto.

 

Perché?

La Tasi per i proprietari di prime case dovrebbe restare fissa all’1 per mille. Per seconde case e immobili strumentali, invece, la norma prevede che il Comune possa imporre una tassa pari alla differenza tra l’aliquota Imu attualmente versata e il massimo previsto, più una maggiorazione dell’1 per mille. Per intenderci: l’aliquota base, adesso, è al 7,6 per mille. L’aliquota massima è al 10,6. Poniamo che a un contribuente sia applicata la base; 10,6-7,6 fa 3. Ecco, a questo 3 per mille di maggiorazione della Tasi, il comune potrà applicare un ulteriore 1 per mille. Complessivamente, quindi, l’aliquota è maggiorabile del 4 per mille. Se un cittadino paga, invece, l’8,6 per mille, il calcola da effettuare sarà 10,6-8,6+1  e via dicendo.

 

Cosa faranno i comuni?