BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ La guerra delle tasse può far "saltare" l'Italia

Pubblicazione:venerdì 18 ottobre 2013

Infophoto Infophoto

La minaccia del taglio del rating sul debito si è rivelata efficace. E così, proprio sul filo di lana, il Senato Usa ha evitato l’harakiri finanziario della più importante potenza economica del pianeta, dalle conseguenze horror. Ma l’happy ending, peraltro provvisorio, non sposta i termini del problema. Negli Stati Uniti si va radicalizzando uno scontro tra destra e sinistra che potremmo definire la battaglia tra taxtakers e taxpayers. Da una parte la fascia di popolazione che, a torto o a ragione, ritiene di versare allo Stato più di quanto non riceva. Dall’altra chi si batte per difendere o accrescere la ricchezza che l’autorità pubblica redistribuisce tra i cittadini. È una sorta di faglia che divide in maniera sempre più netta gli elettori americani. Sia a livello federale che nei singoli Stati della Confederazione. Anzi, la struttura federale delle imposte d’Oltreoceano: oltre all’aliquota federale dell’Irs, pari al 38%, ogni Stato può aggiungere una sua quota aggiuntiva.

In California, in tempi recenti, l’elettorato ha approvato il rialzo delle tasse, cosa che non stupisce visto il peso crescente degli elettori di origine ispanica, in linea di massima taxtakers, assieme alla leadership assicurata da molti protagonisti liberal della new economy. Alla Eric Schmidt di Google, per fare un esempio, che di certo non ha problemi di fisco anche perché, passando per l’Olanda e Bermuda, i colossi del web sanno dribblare le tasse con maestria. Ma la vittoria democratica nello Stato che a suo tempo benedisse la carriera politica di Ronald Reagan e di Arnold Schwarzenegger ha un’altra spiegazione: gli elettori repubblicani si stanno spostando in massa nel Texas, Stato in grande effervescenza economica grazie allo shale gas, ma anche terra promessa dei colletti bianchi, allettati dall’aliquota zero praticata a Dallas e Houston.

Al di là delle esasperazioni rese possibili dai meccanismi elettorali Usa, che favoriscono l’ascesa dei falchi, più organizzati e più finanziati delle colombe repubblicane, il tema di fondo è la contrapposizione fiscale. Perché oggi più di ieri? Semplice. Perché, complice la dinamica demografica, gli Usa si stanno rassegnando a una crescita ben più modesta che nel passato. È la tesi di Michael Feroli, che ipotizza un abbassamento strutturale della crescita potenziale americana all’1.75. Meno crescita demografica, dice Feroli, ma anche minore crescita della produttività (scarsi investimenti, ridotta innovazione tecnologica) agiranno come un freno a mano per molti anni a venire. Assieme a contraddizioni che impongono scelte complesse. Nel campo dell’immigrazione, innanzitutto. Meno immigrazione, dice Feroli, porta meno crescita. Più crescita, però, porta più immigrazione.

Su tutto, naturalmente, incombe l’ammontare del debito che gli Usa hanno contratto dalla fine del millennio in poi per sostenere una spesa comunque più elevata delle entrate. Fino alla crisi dei subprime è stato l’indebitamento delle famiglie a sostenere la tenuta del sistema. Dopo il crac il fardello è tornato sulle spalle del debito pubblico. E adesso? Purtroppo, a differenza che agli albori della rivoluzione dei consumi, non possiamo fare affidamento più di tanto sul progresso tecnologico. Certo, le novità non mancano. Basti dire che le Poste di Sua Maestà britannica, la Royal Mail, ha spuntato prezzi eccezionali dopo il collocamento alla City perché percepita come partner operativo di Amazon. Il suo business plan, infatti, si basa sull’espansione del commercio elettronico che ha rilanciato il ruolo degli spedizionieri della Regina che trasportano le merci dai magazzini di Amazon alle case. Ma il sistema non crea tanti posti di lavoro quanti ne distrugge. Non solo: il magazziniere di Amazon guadagna di meno della commessa di una boutique. Senza dimenticare l’impatto sull’indotto, dai ristoranti ai negozi.


  PAG. SUCC. >