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FINANZA/ Bertone: la guerra dei “falchi” Usa gioca contro la ripresa

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

Hanno preso la mano allo speaker della Camera dei rappresentanti, John Boehner, che è un Repubblicano relativamente più moderato, il quale ha avuto paura di essere spodestato e messo in minoranza a pochissimi mesi dalle elezioni e quindi non ha opposto resistenza.

 

Lì c’è stata la rottura?

A un certo punto del dibattito è uscita a maggioranza la proposta di budget avanzata dai Repubblicani. In pratica hanno detto: caro Presidente, ti diamo i soldi provvisori, diciamo fino a metà novembre, il tempo necessario per discutere meglio e agganciare lo shutdown al nuovo budget federale, il nuovo tetto da votare; tu, in cambio, rinunci a far partire la tua riforma sanitaria fino alla fine del 2014. In pratica, permettici di andar a votare alle elezioni di midterm dopo averti inflitto una pesantissima sconfitta politica, raccontando al nostro elettorato: guardate, questo Presidente lo abbiamo in pugno noi.

 

E i Democratici hanno risposto picche, votando contro. È così?

Obama e i Democratici hanno risposto un no secco. Forti del fatto che l’opinione pubblica americana questa volta si è spostata sui Democratici. Le elezioni dell’anno scorso hanno dimostrato che il Paese in questo momento pende più verso la soluzione proposta da parte Obama che dalla parte di un taglio secco della spesa. Sono cose difficili da capire in chiave europea.

 

A cosa si riferisce?

Per noi è difficile capire che ci sia una robusta diffidenza nei confronti di una riforma sanitaria che offre l’assistenza gratuita a tutti. Dai sondaggi emerge che la maggioranza degli americani è comunque perplessa, teme un’esplosione della spesa. È preoccupata, come lo siamo noi, del fatto che la dinamica demografica comporterà forti revisioni della previdenza nei prossimi anni. Però in questo momento non è la priorità maggiormente avvertita.

 

Qual è la preoccupazione maggiormente avvertita negli Stai Uniti?

Il premio Nobel Paul Krugman ha iniziato provocatoriamente un suo pezzo dicendo: la maggior parte degli americani, anche quelli di buona cultura, alla domanda il debito pubblico sta crescendo? risponderebbero: sì, sta crescendo. Perché la disinformazione è massima. In realtà il debito pubblico americano sta scendendo molto rapidamente. Probabilmente troppo.

 

Cosa significa?

È da mesi che è stata data una stretta alla spesa pubblica, adesso siamo arrivati a quella finale, la più draconiana e drastica. Da nove mesi, ormai, una parte dei dipendenti pubblici americani è assunta a termine, part-time, è stata rimandata a casa con la promessa di essere riassunta dopo un mese, per un mese, o per 15 giorni. E questo ha creato notevolissimi disagi presso la popolazione.

 

Quanto ha pesato sull’economia Usa?

Pare che questo giochetto abbia pesato sul Pil americano per almeno un punto, un punto e mezzo, rallentando la crescita. Crescita che è intorno al 2%, mentre sarebbe dovuta essere almeno sopra il 3%. Ha pesato anche su un certo tipo di importazioni. Oggi vanno bene quelle dei beni di lusso. Ma c’è una grossa fetta della società americana che non sta meglio del 2007. Anzi, sta decisamente peggio. E soprattutto non vede una prospettiva di grande ripresa. Questo spiega anche un altro fatto.

 

Quale?