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FINANZA/ Bertone: la guerra dei “falchi” Usa gioca contro la ripresa

Pubblicazione:mercoledì 2 ottobre 2013

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

Il Congresso americano non ha trovato l’accordo sul nuovo tetto del debito facendo mancare così il finanziamento della macchina statale. Ciò ha provocato lo “shutdown”, ovvero la chiusura di interi settori della Pubblica amministrazione, tra cui musei, sportelli, parchi, e rischia di lasciare senza stipendio circa 800mila lavoratori. Per gli americani non si tratta tuttavia di una situazione nuova: in passato si è verificata altre volte, quando l’inquilino della Casa Bianca era un Democratico e una delle camere era controllata dagli avversari Repubblicani. E sempre a poca distanza dalle elezioni di midterm. La mancata intesa è dipesa, ancora una volta, dalla riforma sanitaria di Obama che continua a far discutere. Il Presidente, in risposta, ha parlato di un durissimo colpo alla ripresa economica Usa e mondiale, “il peggiore dalla Seconda guerra mondiale”. A Ugo Bertone, giornalista economico, abbiamo chiesto di ricostruire quello che è successo a Washington nei giorni scorsi.

 

Come funziona il meccanismo dello shutdown?

È una legge abbastanza curiosa, che ha pochi paralleli nel resto del mondo. In pratica si stabilisce un tetto alle emissioni del Tesoro. La cosa in genere passa inosservata, perché è automatico che nuove emissioni di dollari siano state autorizzate. Come è normale che i soldi che vengono emessi lo siano a fronte di leggi che il Parlamento ha approvato: il Parlamento approva le leggi, approva le spese e, a questo punto, è normale che approvi anche gli strumenti per finanziarle. Però…

 

Però?
In diverse occasioni è successo che il partito che ha il controllo di una camera - ed è diverso da quello del Presidente - si fa prendere la mano e utilizza la sua posizione come arma di pressione nei confronti della Presidenza. Succede sempre quando un ramo del parlamento è controllato dai Repubblicani e il Presidente è un Democratico. Non si è mai verificato l’inverso.

 

Perché secondo lei?

Sarebbe abbastanza bizzarro che i Democratici intervenissero per bloccare leggi di spesa che servono a garantire il pagamento degli stipendi piuttosto che a dotare le varie agenzie governative di mezzi per i mutui o per l’assistenza sociale. In più…

 

In più?

Non a caso è successo a pochi mesi dalle elezioni di midterm. Ed è successo quando all’interno del Parlamento hanno preso il sopravvento i “falchi”. Era successo anche nel ‘96, sotto la presidenza Clinton e la cosa portò bene ai Repubblicani per le elezioni di metà mandato. Sembra quasi una riedizione del conflitto falchi-colombe della destra italiana.

 

In che senso scusi?

Sostanzialmente accade la stessa cosa che sta succedendo da noi. A Washington c’è un’ala tra virgolette moderata che non vuol perdere la leadership del partito e si confronta con quella dei “falchi”, divenuta nel frattempo maggioritaria. Quest’ultima è quella del Tea party che la settimana scorsa si è esibita in un’azione di filibustering, inscenando una maratona oratoria di 27 ore. E suscitando, come unico dibattito, l’interrogativo sul fatto che l’oratore avesse o meno il catetere, non essendosi mai allontanato dal microfono per tutto quel tempo.

 

Cos’ha ottenuto il Tea party?


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