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Economia e Finanza

LEGGE DI STABILITA'/ Pelanda: il punto forte della manovra che nessuno vede

La legge di stabilità ha deluso molti. Tuttavia, spiega CARLO PELANDA, la manovra del governo Letta presenta un pregio molto importante che sembra sfuggire ai più

Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto)Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

La legge di bilancio 2014 proposta dal governo ha deluso chi sperava in un più forte impulso alla crescita via detassazione e/o ri-allocazione stimolativa di denari pubblici. Va annotato, tuttavia, che una maggioranza parlamentare fatta di opposti non può far altro che mantenere il modello che c’è. In particolare, l’ala destra vuole mostrare che non ci saranno nuove tasse e quella sinistra che non si taglia troppa spesa, né si riduce lo statalismo. La risultante è un minimo spazio di detassazione (circa 5 miliardi) coperto, però, da nuove tasse applicate in modo mascherato, per esempio una riduzione delle detrazioni “spalmata” in modo tale da non essere immediatamente visibile.

Parecchi analisti sono preoccupati perché senza azioni stimolative forti la crescita del mercato interno italiano resterà stagnante e a costante rischio di recessione, cioè in declino. Ma, appunto, come si può pensare che una maggioranza così fatta, e con elezioni politiche all’orizzonte non remoto, possa dare il consenso per tali azioni forti? L’impatto economico della politica “continuista” del governo, però, non sarà del tutto negativo.

L’Italia soffre ancora di una crisi di credibilità dovuta al debito eccessivo combinato con la poca capacità di crescita che mantiene piuttosto elevato il rischio di insolvenza. Tale rischio aumenta il costo di rifinanziamento periodico del debito pubblico e mina la valutazione di solidità del sistema bancario, con impatto negativo sia sul bilancio statale che sul credito disponibile per famiglie e imprese. Parte della crisi di credibilità dell’Italia non è dovuta a fattori tecnici, ma politici: il mercato finanziario globale è rimasto impressionato negativamente dal disordine politico italiano, dal 2011 in poi, e ha esagerato le valutazioni negative sui destini dell’Italia. Pertanto, se l’Italia mostra stabilità, e la capacità di stare dentro i parametri europei di ordine economico, potrà farsi percepire come una nazione normale, pur in grossi guai, e non come una diretta verso la catastrofe. In tal caso vi sarebbe un miglioramento delle condizioni finanziarie, cioè minor costo del debito e più credito a costi minori.