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LEGGE DI STABILITA'/ Fortis: ecco perché Confindustria e sindacati stanno sbagliando

Per MARCO FORTIS, se si fossero fissate cifre più ambiziose poi la Commissione europea ci avrebbe obbligato al loro rispetto anche se gli obiettivi si fossero rivelati irrealistici

Enrico Letta Enrico Letta

«È giusto che Confindustria e sindacati esercitino una critica costruttiva nei confronti del governo, ma va tenuto conto che questa legge di stabilità è il massimo che si potesse ottenere. Pur essendo sempre migliorabile, se si fossero fissate cifre più ambiziose poi l’Ue ci avrebbe obbligato al loro rispetto anche se gli obiettivi si fossero rivelati irrealistici». Lo afferma Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison. La legge di stabilità è stata criticata praticamente da tutti: partiti, sindacati e associazioni di categoria. In molti si aspettavano di più, ma sarebbe stato impossibile riuscirvi senza fare giochi di prestigio.

Quali sono gli aspetti positivi e negativi di questa legge di stabilità per le imprese?

Il governo si è trovato a dover agire dentro al perimetro fiscale che è stato impostato dall’Europa. Forse qualcuno coltiva ancora l’illusione che sia possibile un assalto alla diligenza, ma oggi non è più così. Non era facile attuare una manovra che doveva reperire le risorse per onorare gli impegni fiscali. Va tenuto conto anche delle tensioni recenti che hanno portato a rivedere qualche dato relativo al costo degli interessi. Le risorse erano limitate, e questo fatto è all’origine delle critiche mosse da più parti alla legge di stabilità.

Come si spiega tanto malcontento?

Le aspettative sul cuneo fiscale sono state deluse, e abbiamo visto le reazioni di Confindustria e sindacati. A ciò si aggiunge tutta una serie di questioni che riguarda il passaggio dall’Imu a forme di Service tax che rientrano nella logica europea. Non si è compreso che l’imposta sulla prima casa andava magari reimpostata o messa a posto, ma che non si poteva eludere.

Che cosa ne pensa di chi critica la legge di stabilità perché non attua tagli di spesa consistenti?

Il governo Letta ha messo dei semi, chiamando una figura molto preparata come il commissario Carlo Cottarelli. A quest’ultimo è stato affidato l’incarico di individuare della aree di intervento, che se non riusciranno comporteranno degli aumenti automatici di tassazione. Lo sforzo per rivedere la spesa è fondamentale, perché può fare emergere delle possibilità aggiuntive di reperire risorse per andare a intervenire sul cuneo fiscale.

Perché il governo Letta in cinque mesi non è ancora riuscito ad attuare dei tagli alla spesa?


COMMENTI
22/10/2013 - caratura tecnica??? (Eugenio Bravetti)

questi ministri sarebbero un esempio concreto del fare qualcosa per il paese perche hanno una caratura tecnica elevata? A mio parere invece sono solo altri burattini e servi dell'europa e delle oligarchie finanziarie come quelli che sono venuti prima di loro e che arriveranno in seguito fino all'epilogo finale. Ho sentito in una intervista Letta (non lo chiamo presidente in quanto per me non lo è) dire che "gli italiani sono tutti europeisti" Ma visto che è tanto sicuro che gli italiani sono europeisti perchè non indice un bel referendum per chiedere agli italiani se vogliono restare in europa o uscire? La verità è che l'euro e l'europa sono IMPOSTI DALL'ALTO