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TASSE/ De Benedetti e la patrimoniale che piace tanto a Marx

Carlo De Benedetti Carlo De Benedetti

De Benedetti dovrebbe andare a ripetizioni di Scienza delle finanze. La “rendita improduttiva” esiste soltanto nei libri di Carlo Marx e nella sua polemica datata che fa riferimento al periodo di transizione tra il feudalesimo e l’economia moderna. Marx aveva cioè in mente la “manomorta” dei beni improduttivi, ossia i terreni lasciati semi-incolti. Se guardiamo alla realtà di oggi, però, qualsiasi bene, se non è fatto oggetto di continui investimenti e manutenzione, sparisce. La ricchezza improduttiva dunque non esiste.

 

Eppure non tutti i patrimoni producono ricchezza allo stesso modo…

Sì, ma l’immobile del pensionato è improduttivo soltanto a condizione di volere eliminare il pensionato, il quale però al contrario ha diritto di vivere. Allo stesso modo il giovane lavora per risparmiare in modo da avere di che vivere quando sarà pensionato. L’ufficiale dei carabinieri grazie al suo stipendio si è costruito un bene che poi userà come rendita, ma è un errore pensare che sia qualcosa di improduttivo. Anche se non gestisce più il suo patrimonio in modo aggressivo o creativo, la previsione di arrivare a quella situazione ha generato quel fenomeno.

 

Che cosa accadrebbe se si tassassero questi beni?

Tassandoli si disincentiva l’attività che porta al risparmio. La cosiddetta “ricchezza improduttiva” di De Benedetti è come il miele che l’ape mette via. L’ape mette il miele nell’alveare non perché si diverta a fare questa attività, ma perché lo vuole usare come riserva futura. Se noi ci mettiamo a tassare questo esito finale, blocchiamo l’attività di chi lavora per costruirsi questa sicurezza.

 

(Pietro Vernizzi)

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