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FINANZA/ La rivoluzione di Draghi mette nel mirino le banche

Pubblicazione:venerdì 25 ottobre 2013

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Detto questo, guai a pensare all’operazione stress test come all’ultima angheria dell’Ue che ci costringerà probabilmente a rivedere gli assetti del mondo del credito, dalle Fondazioni ex bancarie alle Popolari, e ad accelerare innovazione e rivoluzioni organizzative all’insegna del profitto. Dobbiamo chiedere alla Bce di non ripetere gli errori dell’Eba che, imponendo aumenti di capitale in un momento di crisi di liquidità, peggiorò la situazione del sistema nel 2010/11. Draghi saprà essere “strabico” al punto giusto: flessibile e disponibile nel breve termine per consentire alle aziende di adeguarsi senza strappi alla nuova situazione. Ma altrettanto severo e rigido sulle regole da rispettare a medio-lungo termine. Nel nostro interesse. Perché nel presente banche che si fanno prestare soldi dalla Bce per comprare Btp che poi ripresentano come garanzia alla Bce, lucrando sul diverso interesse, non servono all’economia, ma, al contrario, assomigliano sempre più a zombie che stanno in piedi solo per garantire prebende e stipendi.

Per questo oggi, ancor più che in occasione dei precedenti interventi del presidente, ci dobbiamo affidare a Draghi, l’unico vero riformatore.



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