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FINANZA/ La rivoluzione di Draghi mette nel mirino le banche

Mario Draghi è pronto a dar vita agli stress test su 130 banche europee. Le conseguenze potrebbero essere pesanti, ma il cambiamento è importante, come spiega UGO BERTONE

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Mercoledì sera, in un’intervista a Bloomberg television, Mario Draghi ha tenuto a precisare che “gli stress test sulle banche europee saranno seri. Per questo motivo è evidente che sarà necessario che molte banche non lo superino. Ne va della credibilità dell’esame”. Ma questa considerazione ne impone una seconda: chi pagherà le spese per le ripetizioni degli studenti rinviati a ottobre o, peggio, bocciati? È la domanda che Draghi avanza, con urgenza, ai capi di Stato europei che finora sono stati abbastanza reticenti. E la Germania di frau Merkel, impegnata nelle trattative per il nuovo governo, non sembra voler derogare al suo metodo: mai prendere decisioni in anticipo, semmai posticipare tutto fino all’ultimo momento per poi tirar fuori dal cilindro una soluzione in extremis, spesso la più confusa ma anche la più presentabile, causa l’urgenza, all’opinione pubblica tedesca.

Però stavolta, ammonisce Draghi, questo metodo rischia di esser suicida: gli ispettori della Bce devono poter fare il proprio lavoro con tranquillità, senza esser costretti da cause di forza maggiore a distribuire promozioni generose. Perciò regole chiare, subito. Anche così si può sottolineare l’importanza, finora sottovalutata, di quella che promette di essere la più importante e ambiziosa rivoluzione europea dai tempi dell’introduzione dell’euro.

Una rivoluzione, l’Unione Bancaria, che servirà proprio a rimuovere il principale handicap dell’unione monetaria che finora non è riuscita a dar vita a un’unione finanziaria. Come s’illudevano i padri della moneta unica e come sembrava possibile negli anni delle vacche “grasse”. Fino al 2007, infatti, è stato messo in atto un processo di unificazione finanziaria almeno a livello delle “banche all’ingrosso”, cioè gli istituti che prestano agli altri istituti. Fino al 2007 le banche tedesche e francesi hanno investito assai nella finanza del Sud Europa, fornendo alle casse spagnole la materia prima per il boom del mattone spagnolo. Poi, allo scoppio della crisi, questi capitali sono tornati all’ovile. E per il Sud Europa, Italia soprattutto, è iniziata una drammatica crisi di liquidità, cui si è fatto fronte solo con l’impegno diretto della Bce.

Ora le cose sembrano destinate a tornare alla normalità. Almeno all’apparenza. In realtà, i sistemi bancari sono troppo frammentati lungo le linee dei confini nazionali, ammonisce Mario Draghi, consapevole che, una volta ritirata la rete di protezione della Bce, si rischia di tornare alla situazione precedente. Il motivo? La mancanza di fiducia sulla solidità delle banche, specie quelle dell’Europa mediterranea. Di qui la necessità di un test severo, in grado di convincere i mercati. O, più ancora, la stessa Bce che dal novembre 2014 assumerà la supervisione sulle banche di sistema, 130 in tutto. Non è certo intenzione o interesse di Francoforte accollarsi il controllo di banche instabili. O, se preferite la metafora, di alunni impreparati.