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FINANZA/ I "segreti" delle banche italiane per farsi promuovere dalla Bce

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Venendo infine al rispetto del coefficiente patrimoniale minimo dell’8%, va osservato come già oggi la gran parte delle banche italiane registrano coefficienti mediamente superiori, in grado di assorbire dunque anche eventuali maggiori livelli che potrebbero scaturire da modifiche nell’applicazione delle ponderazioni suggerite dall’AQR. Questo non vuol dire che tutte le banche italiane siano esenti dal rischio di dover procedere ad aumenti di capitale: peraltro già nelle 15 banche selezionate per l’indagine in discorso, vi sono casi nei quali si registra un livello di requisito inferiore all’8% per le quali sono già in atto o allo studio i correttivi necessari.

Per concludere, non credo che la nuova normativa di vigilanza che entrerà in vigore dopo questo esercizio necessario per il “livellamento del campo di gioco” creerà particolari problemi alle nostre banche e ciò sia per una tradizione di maggiore rigore da parte della nostra Banca centrale, sia per il notevole sforzo già realizzato in seguito allo stress test dell’Eba di cui abbiamo detto sopra e sia, infine, perché c’è una crescente consapevolezza che bisogna operare facendo della leva patrimoniale una vera e propria leva strategica per una sana competizione: chi non sarà in grado di adoperarla dovrà assoggettarsi alle regole del mercato o sfruttare, ove siano state concepite e sostenibili, garanzie pubbliche di “backstop”.



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