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VERTICE UE/ Letta fa il De Gaulle e "batte" la Germania

Pubblicazione:lunedì 28 ottobre 2013

Enrico Letta e Angela Merkel (Infophoto) Enrico Letta e Angela Merkel (Infophoto)

Il dibattito sulla crescita ha riguardato soprattutto la lettera del Cancelliere Merkel con indicazioni giuridiche puntuali su come emendare il Protocollo N. 14 del Trattato di Maastricht per rendere più cogenti i “contractual arrengements” tra gli Stati membri (sia tra di loro, sia tra loro e l’Ue) per mantenere in pareggio i bilanci e giungere a un debito pubblico che non ecceda il 60% del Pil. La “grande coalizione” che si sta mettendo a punto nella Repubblica Federale indurisce e non rende più morbida la posizione tedesca.

In primo luogo, gran parte delle riforme attuate in Germania (e, secondo i tedeschi, non realizzate negli Stati europei a forte debito e bassa competitività) sono frutto del lavoro dei due governi Schröder dal 1998 al 2005; i socialdemocratici rivendicano la “primogenitura riformatrice”. In secondo luogo, il “blocco sociale” su cui più è gravato il costo delle riforme è quel ceto medio basso impiegatizio e operaio rimasto fedele al partito (nonostante il tracollo dei consensi) che più di altre parti dell’elettorato tedesco non vede affatto bene che i loro sacrifici vadano a beneficio di chi, a torto o ragione, considerano lasco. In terzo luogo, al tavolo del negoziato per la “grande coalizione” i socialdemocratici hanno chiesto che il ministero dell’Economia (ampliato nelle competenze sino a comprendere infrastrutture e ambiente - e, quindi, rafforzato) vada a un loro esponente di punta; ciò li porrebbe al centro della politica europea.

Infine, l’unione bancaria deve considerarsi accantonata poiché è difficile concepirla senza una garanzia europea sui depositi e una strategia europea per le crisi più severe di istituti - due punti su cui la “grande coalizione” che si sta formando a Berlino è irremovibile.



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