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Economia e Finanza

FINANZA/ Altro che miracolo, i numeri della Spagna fanno tremare Europa (e Italia)

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Per Citigroup, l’economia ellenica si contrarrà del 2,9% nel 2014 e dell’1,4% nel 2015, portando il tasso di disoccupazione al 32,4% e la ratio debito/Pil al 201%. E poi la Spagna, Paese che ci dicono essere uscito dalla recessione e che festeggia a colpi di spread il riassetto del suo sistema bancario. Bene, per Citigroup Madrid non farà default e non avrà bisogno di una ristrutturazione del debito, ma la crescita sarà solo dello 0,1% nel 2014, dello 0,3% nel 2015 e dello 0,7% nel 2016, non sufficiente per bloccare l’aumento ulteriore del tasso di disoccupazione, che salirà al 27,9%. Insomma, per Citigroup l’Europa cosiddetta periferica va incontra a una “lost decade” in stile giapponese.

Troppo pessimisti? Forse. Soprattutto, speriamo. Ora però finiscono i dati di Citi e ve ne fornisco qualcuno dei miei, continuando a parlare proprio di Spagna. Io sono felicissimo che Madrid comunichi al mondo il suo primo andamento positivo sequenziale del Pil da trimestri e un calo più marcato del previsto del tasso di disoccupazione, il problema è che non sopporto le bugie. E, ancora meno, le mezze verità. Si omette di dire che il numero di partecipanti al mondo del lavoro nel terzo trimestre di quest’anno è calato di 85.200 unità, -279mila anno su anno e che l’aumento di 39.500 unità nel numero di persone occupate nel terzo trimestre è reso possibile quasi esclusivamente da lavoratori autonomi e lavoratori a tempo determinato, visto che i contratti a tempo indeterminato hanno conosciuto un bel -146.300 unità. Così, tanto per amore di verità.

Ma c’è di più, la scorsa settimana Madrid ci ha trionfalmente annunciato che il mercato immobiliare ha toccato il livello minimo e ora può solo cominciare a risalire, sbloccando così anche l’intreccio real estate-banche e il nodo delle sofferenze. A confermare il trend, il fatto che Bill Gates abbia investito 155 milioni di dollari nel gruppo immobiliare Fomento de Construcciones & Contratas. Ah però, quale infallibile indicatore! Peccato che non sia proprio così. Bill Gates ha sì investito, ma il mercato non ha affatto toccato il cosiddetto “bottom”, visto che la bad bank governativa - dove la banche iberiche scaricano non solo mutui insolventi ma anche immobili - ha tenuto un’asta per cominciare a vendere parte di quegli edifici ma non ha saputo attrarre abbastanza offerte, decidendo ora di parcellizzare il portafoglio per cercare di piazzare qualcosa.

La Sareb, infatti, avrebbe ricevuto poco più di 30 offerte per il portafoglio in questione, molto meno di quanto atteso e quindi il portafoglio denominato “Corona” ora scenderà da sette a quattro edifici per cercare di essere piazzato. Ora, a quei prezzi e comprando di fatto in modo calmierato dallo Stato, se il mercato stesse ripartendo ci sarebbero investitori a frotte, non il bisogno di frammentare i portafogli di real estate, che ne dite? In compenso, c’è qualcosa che mi fa pensare che la Spagna resti l’epicentro della destabilizzazione europea: come spiegare, altrimenti, l’intercettazione da parte della Nsa statunitense di 60,5 milioni di telefonate in un solo mese, tra il 10 dicembre 2012 e l’8 gennaio di quest’anno? Cosa successe in quel periodo? Il 3 dicembre, ad esempio, il ministro delle Finanze comunicò ufficialmente il piano di salvataggio da 39,5 miliardi di euro per il sistema bancario iberico: gli americani erano forse interessati alle banche spagnole? Ai termini reali del salvataggio? Al reale stato di salute degli istituti di credito? A qualche esposizione di troppo? O al rischio sistemico per l’eurozona? Chissà.

In compenso, Nsa a parte, a confermare i timori degli analisti di Citi (e miei) ci pensa direttamente la Bce, la quale ha dovuto ammettere attraverso il suo Bollettino che la crescita di massa monetaria M3 nel mese di settembre ha decelerato ulteriormente, scendendo a un tasso annualizzato del 2,1%, il minimo dal gennaio 2012 e ben al di sotto dell’obiettivo prefissato dall’Eutotower del 4,5%. Vogliamo parlare della frammentazione nella trasmissione e concessione del credito? Pronti. I prestiti totali alle aziende in Italia sono scesi del 4,9% anno su anno, in Portogallo del 7% e del 19,9% in Spagna, proprio il Paese di cui ci raccontano meravigliose storie di rinascita e uscita dalla crisi.