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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Draghi dalla Bce al Quirinale: solo fantascienza?

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Insomma, Draghi è sulla Luna e Weidmann su Marte, due linguaggi diametralmente opposti e due persone che non fanno nulla per venirsi incontro e trovare un punto di mediazione. In gioco però non c’è soltanto la diatriba tra due scuole di pensiero, ma il futuro stesso della Bce e quindi dell’eurozona. Una cosa è certa e senza possibilità di interpretazioni: i tassi a cui le piccole e medie aziende dei paesi periferici riescono a finanziarsi è in termini reali di circa il 4,5-5%, quindi quasi 250 punti base in più rispetto agli omologhi dell’area Nord dell’eurozona. Così dalla recessione non si esce, così la cosiddetta ripresa - ammesso che esista - non la si aggancia di certo. Ma questo non sembra interessare molto né alla Bundesbank, né al suo braccio commerciale, quella Deutsche Bank che attraverso un report ha reso noto che «la barra tra proclami verbali e decisioni reali per il Consiglio della Bce è molto alta».

Non la pensa così Frank Oland Hansen, capo analista di Danske Bank, a detta del quale «qualsiasi mossa politica della Bce sarebbe una sorpresa e potrebbe attivare una netta reazione dei mercati. C’è però il rischio che gli investitori si stanchino delle continue dichiarazioni di Draghi e vogliano i fatti, ipotesi che potrebbe portare con sé tassi più alti, curve dei rendimenti che si appiattirebbero e un netto rafforzamento dell’euro/dollaro». Qualcosa, a mio avviso, accadrà. Temo che Draghi sarà costretto a sfidare apertamente la Bundesbank e a dar vita a un’asta Ltro entro la fine dell’anno, forse a novembre.

Questo anche perché il dato emerso ieri dagli Usa, in base al quale si sarebbero creati 166mila posti di lavoro in più, fa capire che nonostante il proclama i metà settembre, la Fed a ottobre darà vita a un primo “taper”, quindi meno soldi e meno acquisti di titoli. Un’ondata globale che potrebbe mandare shock poco gestibili sugli spread e quindi costringere Draghi ad agire, in maniera non convenzionale, per evitare rischi simili a quelli del 2011. A quel punto la Bundesbank dichiarerà guerra, forte anche della Corte costituzionale di Karlsruhe che potrebbe - con timing perfetto - uccidere il bluff del meccanismo Omt e dare la stura alla speculazione globale. Draghi potrebbe non reggere l’impatto politico e abbandonare l’Eurotower su pressioni tedesche. Ma per lui sarà pronta la poltrona del Quirinale, con dimissioni anticipate di Giorgio Napolitano. Nulla di quanto accaduto in questi giorni, sappiatelo, è stato lasciato al caso.

 

P.S.: Se così non fosse, perché mentre Mario Draghi parlava di «ripresa debole», l’euro andava alle stelle? Chi deve sapere, sa.

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