BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ Draghi dalla Bce al Quirinale: solo fantascienza?

Mario Draghi continua a muoversi diversamente da come vorrebbe la Bundesbank. MAURO BOTTARELLI ci spiega le mosse di questo scontro e l’epilogo cui potrebbe portare

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Tutto come previsto: i tassi di interesse nell’eurozona resteranno ai livelli attuali, se non a livelli più bassi, per un periodo di tempo esteso. Lo ha ribadito ieri il presidente della Bce, Mario Draghi, durate la conferenza stampa a seguito del Consiglio direttivo in cui è stato confermato per il quinto mese consecutivo il principale tasso di interesse dell’area euro al minimo storico dello 0,50%. «La politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo che sarà necessario», ha sentenziato Draghi. A detta del quale, nel secondo trimestre l’eurozona ha registrato una crescita del Pil dopo sei trimestri consecutivi di recessione e gli indicatori sulla fiducia confermano un graduale miglioramento. Su questa base, il graduale rafforzamento dei mercati finanziari sta iniziando a trasmettere i suoi effetti all’economia reale e i redditi privati stanno traendo benefici dalla bassa inflazione. Non so dove abbia tratto queste conclusioni, da quali indicatori, ma tant’è.

Per Draghi, poi, l’inflazione rimane sotto controllo nel medio termine, mentre i rischi per l’economia dell’eurozona restano elevati a causa di «nuove tensioni geopolitiche, una domanda globale più debole del previsto e un’applicazione insufficiente o lenta delle riforme strutturali nei Paesi dell’area». La disoccupazione, inoltre, rimane elevata nell’area e i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato continuano a pesare sull’attività economica.

Il numero uno dell’Eurotower si aspetta quindi che «la ripresa dell’economia dell’Eurozona proceda con un passo lento» e per la corretta trasmissione della politica monetaria «occorre che la frammentazione del mercato del credito europeo continui a calare e che la resistenza della banche sia migliorata. Ma per ora i prestiti al settore privato restano deboli». Ed ecco il punto nodale: «Riguardo alla situazione sui mercati monetari staremo molto attenti agli sviluppi che potrebbero avere implicazioni sulle posizioni di politica monetaria e siamo pronti a prendere in considerazione tutti gli strumenti disponibili». Insomma, ancora una volta Draghi vende ai mercati l’ipotesi entro fine anno di un’altra asta di rifinanziamento Ltro per le banche europee, ma non si permette di citarla direttamente. Impasse. Ancora. Ma questo non ci deve stupire, perché il Consiglio direttivo di ieri non è stato l’ennesimo appuntamento rituale della Banca centrale. Per più di un motivo.

Cominciamo dal primo, ovvero dal fatto che martedì sul mercato secondario si è comprato debito pubblico spagnolo con il badile, quasi gli operatori fossero stati folgorato sulla via di Madrid. Niente di tutto questo, Madrid è conciata male esattamente come era la scorsa settimana. Come lo era lunedì. Il problema è che Draghi sa come stanno le cose, sa che dovrà inventarsi qualcosa per sostenere i debiti dei periferici, non essendo il programma Omt operativo (e a rischio di essere schiantato dalla Corte costituzionale tedesca entro fine anno) e non essendo le condizioni macro di quei paesi in grado di reggere eventuali nuove turbolenze, politiche o finanziarie che siano. E quindi martedì Draghi ha fatto ciò che doveva, anche per mandare un segnale chiaro all’Italia e alla sua tentazione di far cadere il governo: ha dato vita all’ennesimo back-door funding, ovvero ha ampliato all’infinito la platea del collaterale eligibile per il finanziamento delle banche spagnole, accettando anche la carta del Mars o le figurine dei Pokemon. E gli istituti iberici, con i soldi facili dell’Eurotower, hanno comprato debito sovrano del loro Paese come se non ci fosse un domani, facendo scendere lo spread verso il Bund di quasi 20 punti rispetto al livello di apertura delle contrattazioni e piazzando un spread Btp-Bonos di ben 32 punti base nel picco massimo.