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Economia e Finanza

TASSE/ Arrigo: col taglio dell’Iva Letta può salvare la manovra

Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto)Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

Il governo deve fare un patto con i cittadini garantendo loro che qualunque cosa accada non aumenterà più le tasse, anzi che appena potrà le abbasserà nuovamente. Questo sembrava essere inizialmente l’impegno del governo Letta, ma è stato derogato prima per quanto riguarda l’Iva e poi con la Service Tax che di fatto è una retromarcia rispetto all’Imu. Piuttosto che togliere un’imposta e poi metterne una più alta, è meglio lasciare quella che c’era. Il messaggio che si aspettavano i cittadini era completamente diverso.

 

Qual è invece il messaggio contenuto in questa legge di stabilità?

L’idea che passa è che il governo, se crede che sia utile, può anche aumentare le tasse ai cittadini. Se le cose stanno così, allora scordiamoci di uscire dalla crisi. Mi auguro che il Pil del terzo trimestre sia lievemente positivo, ma nella migliore delle ipotesi mi aspetto che sia pari a 0. E il motivo è che non vedo segni di cambiamento di rotta.

 

Non c’è quantomeno un effetto simbolico legato a una riduzione sia pur minima del cuneo fiscale?

Ci sarebbe se non ci fosse un aggravio di altre imposte. Il cittadino italiano non ha la percezione di guadagnarci dall’abbassamento del cuneo fiscale, tenuto conto dell’imposta Iva al 21% e della Service Tax. Capisco quindi che una riduzione possa avere un effetto simbolico, ma non lo si può fare quando contemporaneamente si lascia che altre imposte aumentino.

 

Il governo è ancora in tempo per cambiare idea sull’Iva?

È inutile fare cose pasticciate. Molto meglio ritornare sui propri passi riducendo l’imposta sui consumi. Quando questi ultimi ripartiranno si avrà più gettito, perché aumenterà la base imponibile, e quindi ci si potrà dedicare al cuneo fiscale. Ha però poco senso partire dal cuneo fiscale, perché le imprese con un minor cuneo fiscale avrebbero un lievissimo miglioramento di conto economico, ma sostanzialmente sul fronte dell’assunzione di persone nuove, cioè della propensione ad aumentare il personale, ciò non produrrà alcun effetto.

 

(Pietro Vernizzi)

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