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TASSE/ Arrigo: col taglio dell’Iva Letta può salvare la manovra

Per UGO ARRIGO, ha ragione la Corte dei Conti quando afferma che la nostra tassazione non segue criteri di equità. L’unico criterio è quello di spremere i contribuenti il più possibile

Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto) Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

«La riduzione molto modesta del cuneo fiscale, compensata da un aumento dell’Iva e dalla Service Tax, non produrrà alcun effetto positivo sulla nostra economia. Anche perché le nuove assunzioni diventano convenienti solo a condizione che ripartano i consumi». Lo afferma Ugo Arrigo, professore di Finanza pubblica all’Università di Milano-Bicocca, secondo cui «ha ragione la Corte dei Conti quando afferma che la nostra tassazione non segue criteri di equità. L’unico criterio è quello di spremere i contribuenti il più possibile». Intervenendo in audizione a Palazzo Madama sulla legge di stabilità, il presidente della Corte dei conti, Raffaele Squitieri, ha parlato di “rischi e incertezze” a proposito della riduzione del cuneo fiscale, e ha aggiunto che la nuova Service Tax “moltiplica il suo peso rispetto alla Tares”.

La riduzione del cuneo fiscale può essere migliorata pur senza stravolgere la legge di stabilità?

Il cuneo fiscale è un grosso problema, soprattutto perché in Italia è a livelli superiori a quelli di qualsiasi altro Paese al mondo, e a maggior ragione di qualsiasi altra nazione sviluppata. Va quindi ridotto drasticamente, e per farlo occorre agire sulle fonti di spesa pubblica che quel cuneo fiscale va a finanziare. Se la spesa pensionistica è la più alta al mondo in rapporto al Pil, non si può pensare di abbattere le tasse senza prima intervenire a monte. Del resto, finché non ripartono i consumi le tasse sul lavoro possono anche essere più basse, ma le aziende continueranno a non avere la necessità di assumere.

Lei in che modo rimodulerebbe la riduzione del cuneo fiscale?

La vera questione non è rimodularla, ma prendere atto del fatto che il piccolo taglio del cuneo inserito nella legge di stabilità non produrrà alcun effetto espansivo. Sarebbe stato molto più utile se si fosse scelto di abbassare l’Iva al 20%, anche perché in questo caso sarebbero stati sufficienti i 3-4 miliardi a disposizione. Non dimentichiamoci inoltre che le aspettative dei consumatori e delle imprese, dopo il miglioramento di agosto e settembre, a ottobre sono ritornate in calo. Anche i consumi sono migliorati in agosto e peggiorati in ottobre.

Che cosa dovrebbe fare il governo di fronte a questa situazione?