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FINANZA/ 1. Sapelli: l'unione "sovietica" europea lascia a secco famiglie e imprese

L’Europa sembra più vicina all’unione bancaria, sotto il cappello della Bce. GIULIO SAPELLI ci spiega perché bisogna guardare con sospetto questo progetto apparentemente positivo

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È giunta l’ora della verità per l’Europa. Dopo anni di crisi e di politica deflativa e di asimmetria nella produttività dei fattori, in una macro rigidità monetaria mai vista prima dispiegarsi su una simile dimensione di scala, dopo anni di crisi il sistema sanguigno di tale macro rigidità incontra il suo limite. Il limite della regolazione dopo anni di incerti movimenti verso la meta che i sostenitori dell’Europa così com’è, tra i quali io non m’iscrivo, hanno da tempo scritto sulle loro bandiere: l’Unione bancaria. Tale unione per esser effettiva deve partire da comuni regole di vigilanza, di compliance e di audit, e quindi di lenta ma sicura omologazione delle pratiche di tecnica bancaria; a cominciare, così come si è fatto con risultati altalenanti, per esempio, in merito alle regole sui bilanci, passando dai dati cosiddetti storici, ai dati mark to market, ossia che segnalano in ogni momento il valore azionario degli assets.

Chi ha vissuto gli anni della irrazionale esuberanza borsistica e del colpo di stato mondiale dei manager stockopzionisti, anche solo come indipendent director oppure anche come responsabile di organismi di controllo, sa quante resistenze i manager e i middle manager sempre resero manifeste dinanzi alla omogeneizzazione di regole che prima di tutto potevano danneggiare i loro premi per performance commisurate al valore delle azioni, oppure ad alcuni dati fondamentali di bilancio, ma che comunque sempre erano formidabili incentivi per comportamenti opportunistici e quindi per la violazione più o meno occulta di qualsivoglia regola.

La complicità degli organismi di controllo era richiesta, incoraggiata, minacciando sanzioni se essa non avveniva sino alla non riconferma o alla creazione di spettacolari incidenti di percorso nella regolazione medesima, “incidenti” che mettevano in cattiva luce i regolatori interni. Le asimmetrie informative e performative nella minaccia dell’uso della forza weberianamente intesa (non si tratta di uccidere, per carità…) sono la regola nel rapporto con i manager delle istituzioni bancarie iper-regolate e nel contempo incentivanti il comportamento degli attori in forma non virtuosa e di cui le stock option sono l’esempio più noto. Non si tratta di dire che tutti i gatti sono neri mentre nera è la notte, ma come ci insegna Pareto quando gli incentivi alla corruzione sono preclari i comportamenti morali sono l’eccezione e non la regola

Queste regole dell’audit sempre mi vengono alla mente quando sento parlare di Unione bancaria europea. È l’ultima grande utopia sovietica di origine panottica e illuminista che aggira il male, non lo affronta, lo peggiora e crea una superfetazione burocratica parassitaria di enormi dimensioni, che si aggiunge all’enfisema polmonare che gia oggi è l’Europa burocratica (non meritocratica, perché nelle scelte sempre prevalgono le clientele partitiche e situazionali di fatto).