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FINANZA/ 2. Fortis: da euro e Germania una "trappola" per l'Italia

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Ritengo che qualsiasi ipotesi di uscita dall’euro dei Paesi del Nord vada scartata a priori in quanto è pura fantascienza. L’euro è stato rivitalizzato dalle politiche della Bce e dalle decisioni coraggiose di Draghi nel corso del 2012. Oggi la moneta unica rappresenta un dato di fatto. Più che chiederci se la politica valutaria della Bce sia quella giusta, dovremmo piuttosto interrogarci su quale debba essere la politica economica dell’Eurozona. Negli ultimi due anni la Bce ha svolto una funzione supplente verso un’Europa assente, che non è riuscita a risolvere nei tempi dovuti la crisi greca. Un anno e mezzo fa si temeva che l’euro non avesse un futuro, per colpa dell’inettitudine della Commissione Ue e dei governi europei che non si accordavano sulla strategia da seguire. Draghi ha messo una pezza, adesso non si può sempre pretendere che la Bce tolga le castagne dal fuoco.

 

Che cosa bisogna fare dunque?

Bisogna prendere atto del problema di competitività dovuto al cambio dell’Eurozona. L’Italia ha fatto bene a entrare nell’euro, perché è diventata un’economia competitiva pur avendo una moneta forte. L’euro però non può diventare troppo forte. Non dimentichiamoci che gli Stati Uniti hanno un debito pubblico molto più pesante dell’Europa, e che ogni anno l’America rischia di non chiudere il bilancio per problemi sul tetto del debito stesso che è al 110% del Pil. Sono gli stessi livelli dell’Italia nel 2011 quando era additata come un esempio di Paese poco affidabile. In queste condizioni il dollaro è debolissimo, ma anche l’Europa deve trovare il giusto equilibrio tra le fobie inflazionistiche della Germania e il rischio di indebitarci anche noi a livelli americani.

 

(Pietro Vernizzi)



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