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FINANZA/ 2. Fortis: da euro e Germania una "trappola" per l'Italia

Pubblicazione:giovedì 31 ottobre 2013

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«L’euro troppo forte rispetto alla rupia indiana, al rublo e al real brasiliano è una minaccia per la nostra economia. La politica economica europea deve trovare la strada che non sia preda delle fobie inflazionistiche della Germania». Lo afferma Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison. Secondo una ricerca commissionata da Il Sole 24 Ore all’ufficio studi di Intesa Sanpaolo, il rincaro dell’euro negli ultimi dodici mesi ha fatto perdere lo 0,4% al Pil del nostro Paese, contro soltanto lo 0,1% guadagnato per il calo dello spread.

 

Professor Fortis, davvero l’euro forte provoca effetti così negativi sulla nostra economia?

Non meraviglia che il rafforzamento dell’euro abbia un impatto significativo sul Pil, attraverso un freno alle esportazioni. Effettivamente nell’ultimo anno il rafforzamento dell’euro è andato a detrimento di quella corrente di esportazione che l’Italia stava ben intercettando, come pure anche altri Paesi europei che sono nell’area dell’euro. A subire un effetto negativo dal rafforzamento dell’euro non è infatti solo l’Italia, ma anche le esportazioni di altri paesi europei ne risentono altrettanto negativamente.

 

Perché il cambio euro/dollaro è così determinante?

Il punto è che l’euro di fatto è l’unica moneta che va progressivamente rafforzandosi non solo rispetto al dollaro, ma anche nei confronti delle monete di molti paesi emergenti verso cui si dirigono le nostre esportazioni. Mi riferisco in particolare alla rupia indiana, al rublo, al real brasiliano, cioè alle valute di tre dei quattro Paesi Bric. Il fatto che queste monete si siano svalutate molto più rispetto all’euro che non al dollaro è un duplice svantaggio. Ciò riduce il potere d’acquisto di questi paesi, rendendo più costoso un acquisto dei prodotti europei rispetto a quelli americani o degli altri paesi che esportano con il dollaro. Abbiamo quindi avuto uno svantaggio molto forte della competitività dell’Europa verso i paesi emergenti che in questo momento stavano rappresentando un grosso sbocco per le esportazioni dell’Italia.

 

La soluzione a questo stato di cose è uscire dall’euro o svalutarlo?


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