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SPY FINANZA/ La "bomba a orologeria" nascosta tra banche e mercati

Pubblicazione:giovedì 31 ottobre 2013

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Ecco su cosa siamo seduti: una bomba a orologeria creata dalla Fed, dalle sue politiche e dall’eccesso di liquidità. Il margin debt, infatti, ha sì un effetto moltiplicatore nel far salire le quotazioni dei titoli, ma funziona anche da dinamo quando e se dovesse scattare una margin call che faccia sparire quel denaro prestato per acquistare titoli su titoli. Se infatti per coprire la posizione si è costretti a vendere azioni in un mercato che cala, non si fa altro che accelerare la velocità e ampliare il volume del calo, tramutandolo magari in un crollo. Ora la domanda da porsi è: settembre ha rappresentato un picco? Non è domanda da poco, perché nel 2000 il picco del margin debt anticipò di sei mesi la correzione dello S&P 500, mentre nel 2007 di quattro mesi. In un caso avremmo ancora quattro mesi di tempo, nell’altro due. E ancora, se correzione sarà, visto il picco di margin debt e l’eccesso di liquidità ai massimi storici, dobbiamo aspettarci qualcosa più del -19,39% registrato tra il 29 aprile e 3 ottobre del 2011?

L’unico margine a non essere negoziabile, in una situazione simile, è infatti quello di errore: e se per caso, ieri sera, la Fed avesse deciso di sorprendere tutti avviando o annunciando a sorpresa l’avvio a breve del “taper” (viste le richieste in tal senso giunte negli ultimi giorni da JP Morgan, Pimco e BlackRock)? Ma queste cose non le leggerete sui giornali, tranquilli. E non le sentirete nei talk-show. Lì ciarlano di decadenza di Berlusconi, di voto palese, di Legge di stabilità, di Renzi, della Leopolda e del congresso Pd. E di limitazione dell’uso del contante, come piacerebbe al ministro Saccomanni. E quest’ultimo argomento dovrebbe farvi riflettere: al netto della proposta-choc del Fmi di un bel 10% di prelievo forzoso sui conti correnti, cosa c’è di meglio - se sì è già dato l’assenso a tale decisione - che l’imposizione di un primo, propedeutico, soft controllo sui capitali travestito da lotta all’evasione fiscale per evitare fughe e bank-run?

Riflettete gente, stanno passando concetti e manovre pericolose in questi giorni di Borsa che festeggia e spread basso. Le banche si ritroveranno con in tasca dei bei soldoni ulteriori dalla rivalutazione delle quote di Bankitalia, regalo del governo inserito nella Legge di stabilità e ragione per cui le aste continueranno ad andare benone, mentre voi sarete sempre più tartassati e magari chiamati alle 8 del mattino per uno scoperto di 10 euro sul conto. Ma non arrabbiatevi, c’è chi è preso in giro peggio. In Spagna, il Paese che ieri è ufficialmente uscito dalla recessione grazie a un +0,1% di crescita nel terzo trimestre (garantito dal turismo estivo che, notoriamente, è fattore strutturale di crescita per tutto l’anno, il famoso “moltiplicatore del bagnino”), le banche hanno infatti già superato gli stress test della Bce e dell’Eba e ora possono macinare utili e rally all’Ibex, salvo scontare il record storico di sofferenze e non erogando credito né a imprese, né a famiglie, peggiorando così il dato della disoccupazione.

Come hanno fatto? Semplice, il governo di Madrid garantirà loro altri 28 miliardi di capitale per migliorare la ratio Core Tier 1 grazie a garanzie statali sui crediti d’imposta. La Bce avrebbe già dato il suo consenso all’ennesimo esempio di finanza creativa - ridatemi Tonna, per carità - e la decisione dovrebbe essere ufficializzata nel mese di novembre. Fino a quando durerà la pazienza del popolo, non è dato a sapersi. Ma a breve potrebbe diventare l’unica domanda che conta veramente, parlando di economia e finanza. 



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